Slot machine
Slot machine

Milano, 7 maggio 2018 - Per anni ha assistito impotente al declino dei genitori, che hanno sperperato il loro patrimonio e sono arrivati a vendere la casa per giocare alle slot. Ma un giorno ha deciso di dire basta, ha trovato il coraggio rivolgersi a una comunità e li ha convinti ad affrontare un percorso terapeutico per sconfiggere il gioco d’azzardo patologico. Il ragazzo, 15 anni, è riuscito a salvare papà e mamma. Grazie all’aiuto degli esperti della comunità Casa del giovane di Pavia la coppia milanese ha smesso infatti di giocare. Lentamente sta cercando di ricostruirsi una vita, lontano dalle sale slot che erano diventate un’abitudine quotidiana.

«Abbiamo coinvolto nel percorso i loro familiari più stretti – spiega lo psicologo Simone Feder, coordinatore dell’Area dipendenze della Casa del giovane e fondatore del Movimento No Slot – la coppia sta seguendo incontri settimanali ed è assistita con telefonate quotidiane. Non giocano più, sono tornati a vivere grazie al coraggio del figlio, che ha deciso di confidarsi e cercare aiuto per risolvere il problema». I due milanesi hanno iniziato a giocare circa quattro anni fa, scendendo una china che li ha portati a trascorrere sempre più tempo davanti alle macchinette e a dilapidare somme sempre più ingenti: nell’arco di un anno e mezzo sono arrivati a spendere quasi 90mila euro nelle sale slot. In preda alla febbre del gioco hanno trascurato la famiglia e il lavoro. Una normale coppia di mezza età, senza situazioni di disagio alle spalle o particolari problemi economici, a un certo punto caduta nel vortice della ludopatia che ha stravolto la loro vita e quella del figlio. La moglie ha perso il lavoro, mentre il marito a fatica è riuscito a conservare il suo impiego. Hanno venduto la casa, entrando come affittuari nell’appartamento che un tempo era di loro proprietà.

E, con lo scorrere del tempo, le ripercussioni sulla vita familiare sono diventate sempre più pesanti. Il loro unico figlio, studente, si è reso conto che i genitori avevano bisogno di aiuto, che da soli non ce l’avrebbero fatta. Si è confidato quindi con un amico, figlio di un collega del padre. Con il supporto dell’adulto hanno deciso di contattare la comunità pavese, convincendo la coppia a muovere i primi passi per sconfiggere la ludopatia. Insieme sono caduti nel vortice del gioco d’azzardo patologico, e insieme hanno deciso di uscirne affidandosi a un team di esperti. Partecipano a incontri settimanali e ad attività di recupero. Sono monitorati costantemente, anche a distanza, dai familiari e dagli operatori della comunità, con telefonate e messaggi su WhatsApp, dove è stato aperto anche un gruppo con cui le persone in terapia si sostengono a vicenda nella loro battaglia. Il percorso iniziato nelle scorse settimane sta portando a risultati soddisfacenti. E anche il figlio ha ricominciato a vivere, ritrovando la serenità dopo aver preso per mano i genitori, a soli 15 anni, aiutandoli a uscire da un incubo. «In questo caso il ragazzo ha dimostrato un maturità eccezionale per la sua età – spiega Feder – in uno scenario che vede tanti minorenni avvicinarsi al gioco d’azzardo». La comunità sta seguendo infatti alcuni giovani che, nonostante i divieti, hanno iniziato a giocare da minorenni in “bische” fisiche o virtuali, e a 20 anni hanno già dilapidato migliaia di euro. «Ogni giorno – conclude Feder – ci arrivano in media due richieste di aiuto, da parte di persone di tutte le età».