Milano, 28 novembre 2024 – Saluti romani al corteo in memoria di Sergio Ramelli: tutti assolti i militanti di estrema destra alla sbarra. A processo c’erano 23 persone, imputati per aver risposto alla chiamata del “presente” e aver alzato il braccio nel corso della manifestazione tenutasi a Milano il 29 aprile del 2019 per ricordare lo studente del Fronte della Gioventù aggredito nel 1975 da un commando di Avanguardia Operaia e morto dopo 47 giorni di agonia.

La sentenza
L’assoluzione è arrivata con formula piena, “perché il fatto non sussiste”. Il pm, in udienza, aveva chiesto 23 condanne a pene comprese fra i 2 e i 4 mesi per gli imputati, militanti di movimenti di estrema destra – Lealtà Azione, Forza Nuova e Casapound – accusati di "manifestazione fascista", sulla base dell'articolo 5 della legge Scelba, davanti al giudice della nona penale Mariolina Panasiti.
Per un'imputata, invece, lo stesso pm Enrico Pavone aveva chiesto l'assoluzione dalla sola accusa che le veniva contestata, l'aver violato prescrizioni in materia di pubblica sicurezza per avere fatto in modo che il corteo, che doveva essere statico, si muovesse lungo un percorso non autorizzato. Anche lei è stata assolta oggi. Motivazioni della sentenza tra 90 giorni.
Il precedente di tenore opposto
Tra i difensori c’era l'avvocato Antonio Radaelli, assieme ai colleghi Giancaspro, Procaccini, La Russa, Marino, Peli, Belvedere, Bortolini. Nel processo era parte civile anche l'Anpi, con l'avvocato Federico Sinicato.
Diverso destino per chi aveva scelto un rito alternativo, per le stesse contestazioni relative allo stesso corteo. In abbreviato, con sentenza confermata dalla Cassazione, erano infatti già stati condannati cinque imputati che avevano partecipato al corteo del 2019. Diversi i processi celebrati negli anni, con decisioni altalenanti, a Milano per i cortei dell'estrema destra con saluti romani per Ramelli.
La pronuncia della Cassazione
Lo scorso aprile, però, si è espressa la Cassazione a Sezioni unite, che ha messo una serie di paletti per i giudici da valutare e "da cui poter ricavare" nel caso "un concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista" per configurare il reato.
Nel processo milanese, che si è chiuso oggi in primo grado, si è ovviamente tenuto conto delle indicazioni della Cassazione. Poi, si potranno leggere le motivazioni della sentenza, quando saranno depositate.