Milano, 16 aprile marzo 2018 - Si torna in aula con il nuovo processo d'appello nato dall'inchiesta Ruby bis: il pg di Milano Daniela Meliota ha chiesto la conferma delle condanne per l'ex direttore del Tg4 Emilio Fede e per l'ex consigliera lombarda Nicole Minetti, rispettivamente a 4 anni e 10 mesi e a 3 anni di reclusione, nel processo d'appello 'bis' sul caso 'Ruby bis' con al centro l'accusa di favoreggiamento della prostituzione per le serate nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore.

Procedimento scaturito dalla decisione della Cassazione di rinviare ad un nuovo appello per colmare alcune "lacune motivazionali" della sentenza di secondo grado. Il pg nell'intervento, oltre a chiedere di respingere una questione di illegittimità costituzionale del reato di favoreggiamento della prostituzione presentata dalle difese, ha spiegato che Fede (accusato anche di tentata induzione) favorendo la prostituzione per l'ex Cavaliere voleva "guadagnarci" in termini economici e di "posizione" e aveva il compito di portare "merce nuova" a villa San Martino. Minetti, invece, aveva il ruolo "fondamentale" di fornire "abitazioni" alle ragazze.

Fede - come ha spiegato il pg, che ha ripercorso tanti elementi dell'inchiesta sul caso Ruby tra cui anche l'ormai nota 'statuetta di Priapo' definita "pupazzo superdotato"- "aveva un preciso scopo per favorire la prostituzione selezionando" le ragazze da portare ad Arcore e che provenivano "dall'agenzia di Lele Mora", già condannato in via definitiva in questo procedimento. "Voleva mantenere la sua posizione di direttore del Tg4 - ha detto il pg - e la sua autorevolezza che gli derivava dal suo rapporto con Berlusconi, anche perché stava perdendo colpi e voleva ancora gloria e guadagni". E ha ricordato l'episodio del prestito milionario chiesto da Fede e Mora all'ex premier e del quale il giornalista avrebbe poi trattenuto una parte. La Cassazione, ha ricordato il pg, ha chiesto di approfondire gli elementi probatori relativi alla tentata induzione e al favoreggiamento della prostituzione di 6 ragazze ("sulle 33 totali"), tra cui anche Ambra Battilana, Chiara Danese, Imane Fadil (testimoni 'chiavè dell'accusa e parti civili) e Roberta Bonasia. E il pg ha parlato di quella "fase del bunga-bunga nella quale c'era un'atmosfera suadente e accattivante che influiva sulla fragilità delle ragazze, alcune appena 18enni e nel corso della quale Berlusconi e Fede toccavano le ragazze".

Nel processo d'appello 'escort' in corso a Bari a carico di Gianpaolo Tarantini i giudici hanno deciso di mandare gli atti alla Consulta per la valutazione della costituzionalità del reato di favoreggiamento della prostituzione che, anche secondo le difese del 'Ruby bis', limiterebbe la libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale (i difensori hanno citato, in tema di libertà, anche l'ordinanza nel processo a Cappato sul caso dj Fabo finito davanti alla Consulta). Il pg, invece, ha sostenuto che il reato punisce "qualsiasi attività di speculazione sulla prostituzione per i fini più disparati", come dimostra questo processo.

LA DIFESA - Perché Nicole Minetti avrebbe dovuto favorire l'attività di prostituzione? Era già nelle grazie di Berlusconi, era una sua grande amica, gli ha fatto solo delle cortesie". Lo ha sottolineato l'avvocato Paolo Righi, che con il collega Pasquale Pantano difende Nicole Minetti, ex consigliera regionale si Forza Italia, nel processo nel nuovo processo d'appello sul caso Ruby bis ordinato dalla Cassazione. "Questa è stata un'indagine molto laboriosa - ha aggiunto Righi - ma di fatto non ha portato a niente perché è stata frutto di una forzatura interpretativa. Una volta che la Cassazione ha fatto pulizia di tutto quello che non deve entrare in una sentenza, il processo è diventato molto più semplice e bisogna rispondere al quesito di come Minetti abbia agevolato la prostituzione". Per il legale, infatti, la ex consigliera regionale avrebbe solo fatto delle cortesie alle altre ragazze, come intestarsi l'affitto dei loro appartamenti nel residence di via Olgettina o pagare le loro bollette. "Pagare le bollette é favorire un'attività prostitutiva? - ha aggiunto il legale - Minetti è una persona che ha partecipato a queste serate e al format delle cene di Arcore, ma non ha in alcun modo né conosciuto né agevolato l'attività di prostituzione". Il suo ruolo per il legale è "inoffensivo, non è correlato all'attività di prostituzione e quindi va assolta per non aver commesso il fatto". 

Al pg che ha parlato di ragazze "suggestionate dall'atmosfera inebriante di Arcore", l'avvocato Righi ha ribattuto che "non lo erano per nulla, anzi facevano a gara per entrare nel giro di chi doveva restare a dormire. Non erano prostitute, nessuna aveva precedenti in questo senso e si lamentavano di questa etichetta". Il legale ha spiegato che il pagamento da parte di Berlusconi "all'interno del format prescindeva dall'attività di meretricio, come testimoniato dai soldi incassati da Melania Tumini (amica della Minetti, ndr) e Imane Fadil (parte civile, ndr), e la partecipazione a una serata dove si cena, si scherza, si balla non puo' essere considerato nel 2018 una cosa con finalità sessuali". Inoltre, la tesi del difensore è che nella residenza di via Olgettina dove vivevano molte ragazze aiutate nelle loro incombenze pratiche dalla Minetti, a cominciare dall'affitto, "non si svolgeva alcuna attività di prostituzione". L'assoluzione e' stata chiesta anche da Maurizio Paniz, legale di Emilio Fede, secondo il quale "le serate non si concretizzavano in nulla da punto di vista sessuale" e "le ragazze venivano pagate duemila euro a
serata, era un 'gettone' come incentivo al lavoro". Quanto all'accusa di avere favorito Ruby a prostituirsi, Paniz ha fatto notare che non c'e' "nessuna telefonata tra lei e Fede".