Combo tra Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti (Ansa)
Combo tra Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti (Ansa)

Milano, 17 dicembre 2015 - Ruby bis (LE TAPPE DELLA VICENDA), la sentenza con cui la Corte d'appello di Milano ha condannato Emilio Fede e Nicole Minetti presenta "vuoti motivazionali gravi" in relazione all'analisi particolareggiata delle condotte dei due imputati. Per questo, la terza sezione penale della Cassazione spiega perchè, il 22 settembre scorso, decise di disporre un nuovo processo d'appello per l'ex direttore del Tg4 e dell'ex consigliera della Regione Lombardia, condannati in secondo grado rispettivamente a 4 anni e 10 mesi e a 3 anni di reclusione.

La Corte milanese, secondo i giudici di piazza Cavour, propone "una descrizione dei fatti che in realtà si riferisce in termini generali a quello che solitamente accadeva nelle cosiddette 'serate di Arcore' ma che non spiega in termini adeguati ne' in quali di quelle serate per le quali si e' rilevata la presenza delle sole ragazze per le quali il Fede e' stato ritenuto colpevole di favoreggiamento o di induzione (tentata) alla prostituzione si svolgeva attivita' prostitutiva riguardante dette giovani - si legge nella sentenza depositata oggi - ne' quali siano stati in concreto le condotte di favoreggiamento esercitato dal Fede verso le ragazze suddette, ne' quando cio' sarebbe avvenuto". Il riferimento al 'format' ricostruito dai giudici di merito "puo' certamente bastare per affermare che l'attivita' prostitutiva si svolgeva secondo un rituale collaudato da tempo, ma non è sufficiente per individuare con la dovuta precisione il ruolo specifico dell'imputato Fede nel favoreggiamento ovvero nella induzione di queste ragazze  individualmente nominate".