Via Corelli, seconda rivolta in due mesi: il centro dei rimpatri una bomba innescata

Milano, dopo la devastazione del 12 ottobre nuovo caos. Distrutti bagni e finestre, in tre sul tetto: scesi e arrestati

Il Cpr di via Corelli a Milano
Il Cpr di via Corelli a Milano

Milano, 22 novembre 2020 - Riaperto da poco, è già tornato un fronte di guerra. Il Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli, l’ex Cie, è stato teatro di una rivolta, venerdì pomeriggio, l’ennesima della sua storia. I protagonisti erano tutti ragazzi nordafricani in attesa di essere rimandati nei rispettivi Paesi d’origine. Una replica di quella del 12 ottobre, quando quattro persone erano riuscite ad allontanarsi (due erano state riprese poche ore dopo); senza dimenticare le tensioni che si verificano quasi ogni giorno, specie nei giorni in cui sono programmati i trasferimenti a Malpensa per imbarcare gli irregolari sui voli per il rimpatrio

Tutto è cominciato alle 18.15, con l’esplosione di petardi, forse lanciati dall’esterno. Dai botti, la reazione di molti ospiti; non dei due risultati positivi al Covid nei giorni scorsi, rimasti isolati. In tre, due marocchini e un tunisino, si sono arrampicati sui cancelli e sono riusciti a raggiungere il tetto; poi hanno iniziato a colpire con violenza la barriera in plexiglas, fino a sfondarla. Nel frattempo, le forze dell’ordine hanno cercato di contenere gli altri che, dopo aver oscurato le telecamere, si sono accaniti sugli unici settori rimasti agibili dopo i fatti di un mese fa, staccando i rubinetti e distruggendo le finestre. La situazione è rientrata solo alle 20.30. I tre sul tetto hanno rinunciato alla fuga, sono scesi e sono stati arrestati. Nicola Palma

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