Rigenerazione La Milano che non sbaglia

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Francesco Felice

Buonfantino*

Una piazza, un palazzo, un quartiere. Passo dopo passo Milano si reinventa, si riqualifica, si rigenera. Gli investitori la notano sempre più e continuano ad investire. Rimodellare coraggiosamente una città risponde a molteplici funzioni: accresce il senso di civiltà di un popolo favorendone il benessere collettivo, appaga le

esigenze di sviluppo sostenibile che il mondo chiede da tempo e stuzzica i colossi internazionali. È il caso

della riqualificazione di piazza Cordusio: 8 mln di euro investiti, metà oneri di urbanizzazione del Comune,

metà fondi privati. Entro il 2023 cambierà la piazza - ritroverà la sua forma ellittica -, ma anche le vie limitrofe: più verde, più pedonalizzazione per un’area che si appresta a ospitare grandi marchi mondiali.

L’ex palazzo delle Poste, già sede di Starbucks, è pronto ad accogliere un gigante della finanza come Jp

Morgan, poco distante da Fao Schewarz.

E Chanel? Non mancherà e si posizionerà al Medelan, ex palazzo

Broggi, vicino allo chef stellato Niederkofler. Anche il Gran Melià, hotel di lusso, farà parte della riqualificazione... Da Expo 2015 Milano non ha sbagliato un colpo, vola sull’onda di tre grandi capisaldi:

rigenerazione urbana, infrastrutture, investimenti. Merito di una pianificazione mirata.

Milano ha scelto

cosa voleva fare da grande: essere capitale della finanza e della moda italiana. D’altro canto, le città sono un po’ come gli esseri viventi: hanno necessità di rinnovare le cellule, ovvero le unità edilizie. Impedire questo rinnovamento significa condannare a morte il tessuto vivente, la città. E’ tutto questo, in Italia, sembra averlo capito solo Milano.

*Gnosis Progetti

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