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7 ott 2019

Milano, riempivano capannoni abbandonati di rifiuti illeciti: 11 arresti

La banda avrebbe anche tentato di sequestrare un imprenditore per ottenere il pagamento immediato di trasporti illeciti

7 ott 2019
Un fermo immagine del video dei Carabinieri relativo all'operazione contro un giro illecito di rifiuti, 7 ottobre 2019. Riempivano di rifiuti illeciti capannoni abbandonati nel Nord Italia e ne seppellivano altri in una cava dismessa in Calabria. Undici persone, tutte operanti nel settore dei rifiuti, e connesse allo stesso giro illecito che emerse dopo il rogo di Corteolona (Pavia) sono state arrestate dai Carabinieri forestali. Questa mattina infatti i Carabinieri Forestali dei Gruppi di Milano, Lodi, Pavia, Torino, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Milano.
ANSA/ UFFICIO STAMPA CARABINIERI
+++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++
Un fermo immagine del video dei Carabinieri relativo all'operazione
Un fermo immagine del video dei Carabinieri relativo all'operazione contro un giro illecito di rifiuti, 7 ottobre 2019. Riempivano di rifiuti illeciti capannoni abbandonati nel Nord Italia e ne seppellivano altri in una cava dismessa in Calabria. Undici persone, tutte operanti nel settore dei rifiuti, e connesse allo stesso giro illecito che emerse dopo il rogo di Corteolona (Pavia) sono state arrestate dai Carabinieri forestali. Questa mattina infatti i Carabinieri Forestali dei Gruppi di Milano, Lodi, Pavia, Torino, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Milano.
ANSA/ UFFICIO STAMPA CARABINIERI
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Un fermo immagine del video dei Carabinieri relativo all'operazione

Milano, 7 ottobre 2019 - Riempivano di rifiuti illeciti  capannoni abbandonati nel Nord Italia e ne seppellivano altri in una cava dismessa in Calabria. Undici persone, tutte operanti nel settore dei rifiuti, e connesse allo stesso giro illecito che emerse dopo il rogo di Corteolona (Pavia) sono state arrestate dai carabinieri forestali. Questa mattina infatti i carabinieri forestali dei gruppi di Milano, Lodi, Pavia, Torino, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Milano.

Nel corso delle indagini, il sequestro di numerosi siti di stoccaggio illeciti nel Nord Italia ha allarmato il sodalizio criminoso che, grazie a contatti con le cosche del territorio lametino, ha individuato altri sversatoi abusivi per proseguire la frenetica attività; offrendo infatti  agli impianti in difficoltà  costi di smaltimento inferiori a quelli elevatissimi delle discariche o degli inceneritori, la domanda di mercato gestita dall'associazione criminale era, dicono i pm, praticamente inesauribile. I profitti illeciti poi, transitati presso i conti delle società coinvolte e apparentemente riconducibili a prestazioni nel settore dei rifiuti, venivano drenati attraverso significativi prelevamenti in contante e ricariche su carte postepay utilizzate ad hoc, evitando cosi la tracciabilità dei flussi di denaro. I rifiuti, compreso 'umido e indifferenziato' provenienti da Napoli, arrivavano in Lombardia tramite un'azienda Busto Arsizio (Varese) e di qui poi, una volta intasati i capannoni locali, finivano in Calabria "in zone a vocazione agricola e paesaggistica", anche vicino al mare.

A carico della banda anche un tentativo di sequestro di persona, accertato nel corso delle indagini, ai danni di un  imprenditore campano per ottenere il pagamento immediato di trasporti illeciti di rifiuti effettuati per suo conto. Uno degli indagati è un pluripregiudicato calabrese già coinvolto nelle operazioni contro la 'ndrangheta denominate 'Tenacia' e 'Infinito Crimine'; evidenziato un caso di infiltrazione criminale nella Smr Ecologia di Como da parte dei  calabresi i quali intercettati la definivano il loro feudo.

Partendo da una forma di illecita collaborazione con  l'impianto di trattamento rifiuti di Como per agevolare l'abnorme flusso di rifiuti gestiti, gli indagati calabresi hanno avuto presto atteggiamenti sempre più invasivi nella società, arrivando a utilizzare gli uffici della ditta, i mezzi, il carburante e le autorizzazioni. Il titolare,  imprenditore lombardo fiaccato anche da problemi economici egiudiziari, l'ha poi ceduta al gruppo criminale attraverso l'intestazione a un prestanome. "Gente che viene a casa tua e anche se non ti trova, si mette lì e dice: ora io devo mangiare la pastasciutta con te ", raccontava l'uomo,  intercettato dagli inquirenti, per descrivere a un suo conoscente quello che gli stava capitando. Emblematico della vicinanza agli ambienti di 'ndrangheta anche la conversazione tra due pregiudicati calabresi relativa a una controversia legata a somme di denaro; i due ne rimandano la definizione a quando "saranno a tavola con i cristiani di Platì e San Luca e si vedrà chi ha ragione e chi ha torto".

L'operazione ha rivcevuto il plauso del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa : "Un'operazione importantissima, condotta dai Carabinieri Forestali dei gruppi di Milano, Lodi, Pavia, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro: nord e sud uniti per smantellare un gruppo di criminali che riempivano di rifiuti del Sud i capannoni del Nord. I miei complimenti agli uomini dei Carabinieri Forestali e della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Questa e' la strada giusta perche' un'operazione del genere ha anche una forte azione deterrente". 

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