ROBERTA RAMPINI
Cronaca

Rho, Comune parte civile nel processo contro i boss

Decisione all’unanimità della giunta. Il sindaco: difendo il nome della cit e dico a tutti che le istituzioni ci sono, nessuno deve aver paura di denunciare

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di Roberta Rampini

Il Comune si costituisce parte civile nel processo penale che vede come imputate le 49 persone arrestate nell’ambito dell’operazione contro la ‘ndrangheta denominata “Vico Raudo”. Una decisione non scontata, anticipata qualche giorno fa in occasione dell’incontro pubblico con la magistrata Alessandra Dolci della Direzione distrettuale antimafia, che ora è stata approvata dalla giunta comunale. "Considerato che tra le priorità della nostra amministrazione comunale c’è quella di affermare in maniera forte e decisa la cultura della legalità e la volontà di combattere tutti i fenomeni di criminalità organizzata e in particolar modo di quelli di mafia e ‘ndrangheta – spiega la giunta Orlandi – abbiamo deciso all’unanimità la costituzione in parte civile del Comune di Rho nei confronti di tutti i soggetti per i quali verrà pronunciata richiesta di rinvio a giudizio, ritenendo che il Comune stesso sia parte offesa e soggetto danneggiato, pronto a chiedere il risarcimento dei danni anche morali subiti direttamente o indirettamente". Gli uffici comunali dopo il via libera della giunta comunale stanno facendo tutti i passaggi necessari. L’atto formale di costituzione di parte civile sarà in occasione dell’udienza preliminare. Poi il Comune nominerà un proprio difensore.

"Abbiamo voluto fortemente costituirci parte civile nel processo sulla “locale“ di Rho – dichiara il sindaco, Andrea Orlandi (nella foto) – Tale costituzione, non scontata, nasce per dare un segnale di distanza da quanto avvenuto e per ribadire che la nostra città non accetta queste logiche mafiose. Ma non si tratta solo di questo. Lo facciamo soprattutto per difendere il nome di Rho e di tutta la nostra comunità, fatta di migliaia di persone oneste che nulla c’entrano con quanto avvenuto e che non è giusto vedano il nome della loro città affiancato alla parola ‘ndrangheta. La cosa più importante è dare un messaggio a chi è vittima di queste situazioni: vogliamo esortarli, qualora si trovassero sotto minaccia o di fronte a richieste illegali, ad avere la forza di denunciare quanto sta loro accadendo, sapendo che noi istituzioni ci siamo e siamo al loro fianco".

Le 49 ordinanze cautelari erano state emesse dal Gip del Tribunale di Milano, su richiesta del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di vari soggetti indagati per i reati di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, minacce, violenza privata, incendio, detenzione e porto illegale di armi aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa. Hanno svelato la ricostituzione di una struttura territoriale di ‘ndrangheta, denominata “locale di Rho“.

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