Quelle famiglie disfunzionali da salvare

L'articolo di Maria Rita Parsi affronta il difficile tema degli orfani di femminicidio, evidenziando il grave impatto psicologico ed emotivo che subiscono e la necessità di prevenire situazioni di violenza familiare attraverso interventi mirati e una maggiore sensibilizzazione sociale.

Parsi

Chissà come vivono i bambini chiusi nelle gabbie delle famiglie gravemente disfunzionali? Chissà cosa provano di fronte ai feroci litigi , alle vicendevoli accuse dei genitori davanti a loro? E chissà quali modifiche subisce il loro equilibrio psicoemotivo e la loro crescita quando assistono alle violenze, agli insulti che, quando non li coinvolgono direttamente, vengono inflitte alle loro madri? E quali sostegno e guida possono sperare di ottenere da chi si prenderà cura di loro, quei minori rimasti orfani dopo l’ennesimo femminicidio, quando si sentiranno tormentati, consciamente o inconsciamente, dal senso di impotenza dovuto al non aver saputo o potuto fare qualcosa per salvare la madre, uccisa da un padre che non sanno più come poter amare, riconoscere, perdonare? E, ancora, come potranno accettare di essere figlie o figli di un assassino che li ha resi orfani due volte?

Perché gli orfani di femminicidio lo sono, comunque, due volte. Sia che il loro padre si consegni o venga catturato dalle forze dell’ordine e poi imprigionato per scontare la gravità del suo delitto, sia che si suicidi per sottrarsi alla vergognosa risonanza, al dolore, al senso di colpa e alla pena di essere giudicato e recluso. Perché perdere ogni fiducia nei propri genitori è una delle più drammatiche esperienze che i minori possano fare. Una sventura che può essere spesso evitata solo con un’attenta e competente prevenzione che, passando per la scuola e le realtà sanitarie, culturali, sociali, ricreative, spirituali del territorio, sia capace di cogliere i segnali di disagio che lanciano i membri delle famiglie disfunzionali ma anche quelle afflitte da povertà economica e culturale. Famiglie chiuse, isolate, dove ogni sopruso è possibile e taciuto proprio da chi ne è vittima, nel timore del giudizio altrui e della vergogna. Senza ignorare che proprio “quelle” famiglie alle radici di ogni società sono speculari a quel che, in ogni parte del mondo, avviene: ingiustizie, sfruttamento, guerre, massacri. Vergogne amplificate da una pervasiva informazione virtuale che, insistendo nel commentare senza approfondirne il senso, certi crimini familiari, ottengono il potenziamento slatentizzante dell’ “Effetto scìa” in persone narcisisticamente patologiche che covano in sé odio, rabbia e vendetta.

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