Quale modello di sanità: "Ricoveri riabilitativi. Inopportuno ridurli ai malati di Parkinson"

Gianni Pezzoli, presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani contro i decreti che vincolano al 20% del totale le degenze in ospedale per chi si cura a casa propria: "In tanti non faranno più fisioterapia".

Quale modello di sanità: "Ricoveri riabilitativi. Inopportuno ridurli ai malati di Parkinson"

Quale modello di sanità: "Ricoveri riabilitativi. Inopportuno ridurli ai malati di Parkinson"

Anastasio

"Inizialmente considerata solo palliativa, la fisioterapia ha via via acquistato consistenza tra le terapie riabilitative utili ai malati di Parkinson". A sottolinearlo è Gianni Pezzoli, neurologo e presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani nonché della Fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson. Una sottolineatura che origina dalla direzione intrapresa dallo Stato, dal Ministero della Salute e dal Servizio sanitario nazionale proprio in merito ai ricoveri riabilitativi negli ospedali pubblici e accreditati, quei ricoveri nei quali la fisioterapia riveste una parte ed un ruolo importanti per chi convive con il Parkinson ma non solo. Già a partire dall’agosto 2021, infatti, nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni sono stati approvati due decreti ministeriali relativi all’appropriatezza dei ricoveri di riabilitazione. Tali decreti riducono sia la tariffa giornaliera (da oltre 385 a 300 euro) sia la durata del ricovero (da 60 a 30 giorni), ma, soprattutto, modificano la disciplina delle degenze limitandone l’accesso ai pazienti provenienti dal proprio domicilio, da casa loro. Nel dettaglio, si rimarca che "la quota dei ricoveri regionali provenienti da domicilio in tutte le discipline di riabilitazione non dovrebbe di norma superare il 20% del totale dei ricoveri stessi dei residenti". L’orizzonte temporale per la piena attuazione di questa svolta è il 2025.

Ed è proprio questo indirizzo che crea preoccupazione in Pezzoli, in tutti coloro che sono rappresentati dalle associazioni delle quali è presidente, e più in generale nelle famiglie delle persone con morbo di Parkinson: "Chiediamo di non ridurre le possibilità di fare fisioterapia ai pazienti parkinsoniani, che nella maggioranza dei casi stanno a casa, non in ospedale. Dietro a questo orientamento ministeriale ci sono ragioni meramente economiche ma è bene sottolineare che non è affatto detto che limitando i ricoveri riabilitativi si abbia un risparmio, anzi può essere vero il contrario: un paziente che non segua terapie riabilitative e non ne consegua i benefici può costare di più al sistema sanitario". Pezzoli ricorre, poi, ad un piccolo esempio: "Si è riscontrato come la pratica del Tai Chi migliori sensibilmente la capacità del paziente parkinsoniano di gestire l’equilibrio".

Se l’indirizzo previsto e sollecitato nei decreti approvati in Conferenza Stato-Regioni dovesse infine attuarsi, la maggior parte delle persone che convivono con il Parkinson smetterebbe di fatto di seguire sedute di fisioterapia e attività riabilitative ad essa assimilabili: "I più non hanno le possibilità economiche di svolgere queste terapie privatamente, magari pagando personale che vada a domicilio, per un numero di ore coerente alla necessità di conseguire risultati". "Dal Parkinson non è ancora possibile guarire, ci dobbiamo limitare a curare la malattia, ma l’obiettivo deve restare quello di arrivare ad una guarigione – evidenzia il presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani e della Fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson –. La sanità pubblica è sottofinanziata. In questo contesto quella lombarda è tra le migliori, ma bisogna comprendere che è utile investire di più".

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