Milano, 17 luglio 2019 - Il viceministro dell'Economia ed esponente della Lega Massimo Garavaglia è stato assolto per non aver commesso il fatto nel processo milanese in cui era imputato per turbativa d'asta su una gara per il servizio di trasporto di persone dializzate del 2014, quando era assessore lombardo all'Economia. aveva chiesto per Garavaglia una condanna a due anni.

Condannato invece a cinque anni e sei mesi l'ex vicepresidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani che era stato arrestato nell'ottobre del 2015 per corruzione, concussione e turbativa d'asta. L'ex assessore lombardo, ex senatore ed ex sindaco di Arconate, secodo l'accusa era "a capo" di un "sistema di favori" e gestiva un "groviglio di interessi pubblici e privati che si concentrava nella sua figura, un sistema gestito anche dal suo entourage e dalle sue persone di fiducia".

IL PROCESSO - Garavaglia era imputato per turbativa d'asta in concorso con altri, tra cui appunto Mantovani, che sono stati condannati per quel capo di imputazione, per il quale, invece, il viceministro è stato assolto «per non aver commesso il fatto». Motivazioni della sentenza tra 90 giorni. Il pm Giovanni Polizzi aveva chiesto per il politico della Lega una condanna a 2 anni. Per il pm l'attuale viceministro, nel giugno di 5 anni fa quando era assessore, avrebbe dato, assieme a Mantovani, «specifiche disposizioni» e «l'input iniziale» per «vanificare gli esiti del bando» di una gara da 11 milioni di euro indetta «in forma aggregata» da tre Asl per il servizio trasporto dializzati. In particolare, secondo l'accusa, l'input del «comportamento illecito di Giorgio Scivoletto», ex dg della Asl Milano 1, che si attivò per «boicottare» la gara a cui non aveva potuto partecipare la Croce Azzurra Ticina Onlus, «risale alla telefonata (prima anche un sms, ndr) tra i due assessori ( Mantovani lo era alla Sanità, ndr)» del 1 marzo 2014.

LA DIFESA - Una tesi quella dell'accusa che, però, non ha retto nei confronti di Garavaglia, che si era già difeso con un interrogatorio in fase di indagini, assistito dal legale Jacopo Pensa, e con un esame in aula (oggi non era presente per la sentenza). Garavaglia aveva chiarito di non essersi «mai occupato» di quella gara che, nell'ipotesi d'accusa, era stata 'truccatà anche da lui. E ha spiegato di non essere mai intervenuto di persona e di aver riportato solo «una doverosa segnalazione» su un problema, quello della Croce Azzurra, con una telefonata a Mantovani, all'epoca assessore regionale alla Sanità. È stato un «processo inutile» che «poteva non essere fatto» e i giudici hanno «capito che una telefonata per la segnalazione di un problema non è reato». Lo ha detto a caldo l'avvocato Jacopo Pensa, legale del viceministro Massimo Garavaglia dopo l'assoluzione dell'esponente leghista. «Sono felicissimo per lui, i giudici hanno capito che è una persona perbene», ha aggiunto l'avvocato.

LE CONDANNE - Oltre a Mantovani, che era finito in carcere nell'ottobre di 4 anni fa quando erano 'numero 2' del Pirellone, i giudici hanno condannato anche altre 8 persone a pene comprese tra i 4 anni e 4 mesi per l'allora stretto collaboratore di Mantovani, Giacomo Di Capua, e gli 8 mesi. Tra gli altri, sono stati condannati anche l'architetto Gianluca Parotti (2 anni e 10 mesi) e Francesco Errichiello, ex provveditore alle Opere pubbliche della Lombardia. I giudici hanno anche condannato l'ex dg della Asl di Milano Giorgio Scivoletto e Giovanni Tomasini (a 2 anni e 2 mesi entrambi), presidente della Croce Azzurra Ticina onlus, per il capo di imputazione di turbativa d'asta contestato anche a Garavaglia, che è stato assolto (altri due gli assolti nel processo). Mantovani, tra l'altro, è stato anche condannato a versare provvisionali di risarcimento, assieme ad altri, al Comune di Arconate (100mila euro), di cui è stato sindaco, e alla Regione Lombardia, che era parte civile col legale Antonella Forloni. Disposte inoltre confische anche per oltre 300mila euro.