ANDREA GIANNI
Cronaca

Milano, quanto mi costi. Prezzi alle stelle: dalla benzina al pollo, un salasso quotidiano

Materie prime troppo care, inflazione e speculazioni: ogni famiglia spende 536 euro in più all’anno. E le buste paga dimagriscono

Benzina (Ansa)

Benzina (Ansa)

Milano -  La tazzina di caffè, uno dei più classici termometri del carovita, al prezzo di un euro è ormai merce rara, non solo nel centro di Milano. Da 1.10 fino a 2 euro con il servizio al tavolo, senza considerare i locali più glamour. Fino a 15 euro per una pausa pranzo in zona Palazzo di giustizia: piatto unico, acqua e caffè. E il carrello della spesa sempre più difficile da riempire dopo che la crisi economica innescata dalla pandemia ha limato le buste paga, mentre il costo dell’energia elettrica e della benzina arriva a livelli record. Il carovita a Milano è rappresentato da una curva che da settembre dell’anno scorso è in costante salita ed è andata ben oltre i livelli del 2019. L’ultimo bollettino dell’Unità servizi statistici del Comune di Milano indica un aumento dell’indice dei prezzi al consumo dell’1% nel confronto fra giugno 2021 e lo stesso mese dell’anno scorso. Un rincaro dovuto principalmente all’impennata di energia e carburante, mitigato solo in parte da alcuni segni meno come quello dell’istruzione (-4.9%) e delle comunicazioni (-4.1%).

«Questo salasso è dovuto all’aumento delle materie prime – spiega Carmelo Benenti, presidente di Federconsumatori Milano – considerando che la benzina in Italia è già una delle più care d’Europa. Noi invitiamo i cittadini a segnalarci i casi di speculazioni che possono essere legate anche alla pandemia". Lo spettro è quello di ulteriori rincari a settembre, principalmente sui prodotti alimentari. Così a Milano, una delle città più ricche d’Italia ma anche quella con il livello più alto di disuguaglianza, i divari rischiano di diventare incolmabili, anche perché nel frattempo la crisi ha eroso stipendi e risparmi. Da una analisi della società di consulenza Odm Consulting emerge che il 2020, per effetto del ricorso massiccio alla cassa integrazione, ha visto un calo del 7.1% della retribuzione netta mensile media, pari a 110 euro al mese in meno sul conto corrente. Un brusco stop dopo cinque anni di retribuzioni in crescita. Intanto l’Istat rileva la corsa dell’inflazione, il cui tasso a luglio si attesta all’1,8% (dal +1,3% del mese precedente). È la crescita più elevata dal 1996, anno di partenza della serie storica. A determinare la forte accelerazione è sempre la crescita dei prezzi dei beni energetici. Federconsumatoro stima una spesa aggiuntiva di 144 euro all’anno per ogni automobilista. Gli aumenti in termini indiretti, sui beni di consumo trasportati in larga parte su gomma, saranno di 107,28 euro annui a famiglia. Il totale delle ricadute, in termini annui a famiglia, ammonta quindi a 251,28 euro. In generale, considerando tutte le voci di spesa, ogni famiglia dovrà spendere 536,40 euro in più all’anno per mantenere invariato il proprio tenore di vita. "L’euforia per le stime di crescita – spiega l’associazione di consumatori – non deve far perdere di vista l’attuale situazione, specialmente quella che coinvolge le famiglie che a causa della pandemia hanno conosciuto un impoverimento. È nei confronti di questi nuclei che bisogna intervenire con urgenza, attraverso il rilancio dell’occupazione".

Analizzando i dati del bollettino statistico del Comune di Milano, emerge un rincaro sostenuto di alcuni generi alimentari come il pollame (+4.7% nel confronto 2020-2021) e i frutti di mare freschi o refrigerati (+10.1%). Il prezzo da pagare per la fornitura dell’acqua cresce dell’11.2%, così come energia elettrica (+16,4%) e benzina (+16.8%). Aumentano dell’1.7% anche i prezzi di "mobili, articoli e servizi per la casa", e i servizi finanziari (+4,8%). Per salute e servizi sanitari si spende lo 0.8% in più, e anche andare al ristorante è generalmente più costoso (+1,9%). Un trend simile per gli alberghi, mentre resta quasi invariato il costo di "servizi ricreativi e culturali" e quello degli affitti (+0,2%). Vestirsi costa leggermente meno (-0,4%), mentre guardando i beni nel “paniere“ conviene comprare un ferro da stiro: costa l’11,1% in meno rispetto a giugno 2020. Ma i cali di prezzo più consistenti si concentrano nei comparti viaggi e vacanze, quelli più colpiti dal lockdown e zone rosse. Comprare un biglietto aereo a giugno costava il 14,1% in meno rispetto all’anno scorso. Così come i pacchetti vacanza (-4,9%), in particolare quelli per destinazioni internazionali (-16,1%), a causa dell’incertezza sulla situazione sanitaria e del nodo green pass.  

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