Milano, 24 febbraio 2017 - Gli atenei italiani possono legittimamente scegliere di attivare singoli insegnamenti anche esclusivamente in lingua straniera. Lo ha sancito la Corte Costituzionale, dichiarando non fondate le questioni sollevate dal Consiglio di Stato in relazione alla legge del 2010 che regolamenta l'organizzazione delle università.

Con una sentenza depositata oggi, la Consulta sottolinea che "è ragionevole che, in considerazione delle peculiarità e delle specificità dei singoli insegnamenti, le università possano, nell'ambito della propria autonomia, scegliere di attivarli anche esclusivamente in lingua straniera. Va da se' - sottolineano i 'giudici delle leggi' - che, perche' questa facolta' offerta dal legislatore non diventi elusiva dei principi costituzionali, gli atenei debbono farvi ricorso secondo ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza, così da garantire pur sempre una complessiva offerta formativa che sia rispettosa del primato della lingua italiana, così come del principio di eguaglianza, del diritto all'istruzione e della liberta' di insegnamento".

La norma finita al vaglio della Corte, prevede il "rafforzamento dell'internazionalizzazione anche attraverso una maggiore mobilità dei docenti e degli studenti, programmi integrati di studio, iniziative di cooperazione interuniversitaria per attività di studio e di ricerca e l'attivazione, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, di insegnamenti di corsi di studio e di forme di selezione svolti in lingua straniera": sulla base di ciò il Politecnico di Milano ha ricavato la norma che consentirebbe alle universtà di fornire tutti i propri corsi in lingua diversa da quella ufficiale della Repubblica, così deliberando l'attivazione, a partire dall'anno 2014, dei corsi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca esclusivamente in lingua inglese, sia pur affiancata da un piano per la formazione dei docenti e per il sostegno agli studenti. Tale delibera dell'ateneo milanese è all'origine del giudizio amministrativo nell'ambito del quale sono state sollevate le questioni di legittimita' costituzionale.

"L'obiettivo dell'internazionalizzazione, osserva la Consulta - deve essere soddisfatto senza pregiudicare i principi costituzionali del primato della lingua italiana, della parità nell'accesso all'istruzione universitaria e della libertà d'insegnamento. Ove si interpretasse la disposizione oggetto del presente giudizio nel senso che agli atenei sia consentito predisporre una generale offerta formativa che contempli interi corsi di studio impartiti esclusivamente in una lingua diversa dall'italiano, anche in settori nei quali l'oggetto stesso dell'insegnamento lo richieda, si determinerebbe, senz'altro, un illegittimo sacrificio di tali principi. L'esclusività della lingua straniera, infatti, innanzitutto estrometterebbe integralmente e indiscriminatamente la lingua ufficiale della Repubblica dall'insegnamento universitario di interi rami del sapere. Le legittime finalità dell'internazionalizzazione non possono ridurre la lingua italiana, all'interno dell'università italiana, a una posizione marginale e subordinata, obliterando quella funzione, che le è propria, di vettore della storia e dell'identita' della comunità nazionale, nonchè il suo essere, di per sè, patrimonio culturale da preservare e valorizzare". Tuttavia, i principi costituzionali, "se sono incompatibili con la possibilità che interi corsi di studio siano erogati esclusivamente in una lingua diversa dall'italiano, non precludono certo la facolta', per gli atenei che lo ritengano opportuno, di affiancare all'erogazione di corsi universitari in lingua italiana corsi in lingua straniera, anche in considerazione della specificita' di determinati settori scientifico-disciplinari".

Fonte Agi