Pietro Sparacino e ‘Il Ventennio’: “Con i social è cambiato tutto”

Ex Iena, comico e autore di successo, le date del suo tour sono in continuo aggiornamento "Quando feci la prima puntata di Colorado Cafè mio padre mi disse: bene, ma domani ti aspetto in negozio"

Pietro Sparacino e “Il Ventennio“: "Con i social è cambiato tutto"

Ex Iena, comico e autore di successo, le date del suo tour sono in continuo aggiornamento "Quando feci la prima puntata di Colorado Cafè mio padre mi disse: bene, ma domani ti aspetto in negozio".

"Quando ho cominciato, 20 anni fa, non pensavo che sarebbe durato così a lungo questo viaggio". E invece il viaggio per Pietro Sparacino, ex Iena, comico, autore di successo e artista dell’agenzia The Comedy Club, è ancora in corso. Le date del tour “Il Ventennio“, prodotto da Comedy Club, sono in continuo aggiornamento.

Quante cose sono cambiate nel corso di questi 20 anni?

"È cambiato tutto. Se si pensa che nel 2003 non esisteva alcun social network".

E oggi che cosa rappresentano i social?

"Oggi sono presenti e determinanti nella vita di ognuno di noi. Anni fa avevo scritto su Facebook che ciò che accadeva nei social, nella vita reale, in verità non stava accadendo. Ora non è più così, ora è esattamente il contrario. Ciò che accade sui social ha una forte ripercussione sulla vita di tutti i giorni".

E nella sua carriera che cosa è cambiato grazie o per colpa dei social?

"È cambiato il modo di presentarsi al pubblico e di esporsi. Sono cambiate anche le dinamiche di ingaggio".

Sono cambiate in meglio o in peggio?

"È diverso. È un meccanismo nuovo. Ora ci sono comici non da palco. Un tempo si esibivano in teatri o locali, mentre ora ci sono comici sui social che non hanno mai calcato un palcoscenico, ma è un cambiamento che bisogna accettare e accogliere".

Si aspettava di festeggiare 20 anni di carriera?

"No, perché ogni giorno devi ricominciare da capo. La sera prima potresti uscire dal palco tra mille applausi, ma il giorno dopo ritrovarti in un piccolo locale con solo 100 persone e doverti

riconquistare tutto. Per me, già le prime serate erano un sogno, qualcosa che speravo di poter

raccontare ai miei nipotini".

Quante incertezze ci sono nel suo settore?

"Moltissime. Quando feci la prima puntata di Colorado Café, chiamai poi mio padre per dirgli: hai visto, papà? Sono su Italia Uno. E lui mi disse: sì, ma domani ti aspetto qui in negozio".

Che cosa le ha fatto mantenere i piedi a terra nel corso di questi anni?

"Le “mazzate” che si prendono. È difficile perdere di vista la realtà in questo lavoro perché arriva sempre una serata che non va come previsto, un ingaggio che salta, un lavoro per cui chiamano il tuo collega e non te. Sono sempre stato più concentrato sulle cose da sistemare nella mia carriera rispetto a quelle che sono andate bene".

Ha mai avuto paura che la sua carriera potesse finire a causa di una parola sbagliata?

"Sono una persona che prima di dire o scrivere ci pensa tanto, a maggior ragione in questo periodo qui in cui c’è una sensibilità maggiore verso certi temi e ben venga. E lo faccio anche alla luce della brutta esperienza che vissi alle Iene a causa di un servizio molto discutibile per cui sono stato accusato di omofobia".

Cosa ne pensa del politicamente corretto?

"È la dittatura del politicamente corretto, ci sono persone che non vogliono assumersi le proprie responsabilità per ciò che dicono".

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