Pierino Prati, “peste“ e campione: "Indimenticabile quella tripletta"

Il figlio Cristiano firma il libro sul calciatore simbolo di Cinisello: dall’oratorio a Milan, Roma e Nazionale

Pierino Prati, “peste“ e campione: "Indimenticabile quella tripletta"

Pierino Prati, “peste“ e campione: "Indimenticabile quella tripletta"

Lo chiamavano Pierino la peste, soprannome che si ritrova anche nel libro biografico che il figlio Cristiano Prati e il giornalista parmense Remo Gandolfi gli hanno dedicato. "Era una vera peste. Da bambino passava le giornate a tirare sassi al campanile di Sant’Eusebio, col prete che gli correva dietro, e poi il pomeriggio stava in mezzo ai fienili". Pierino Prati ancora oggi è considerato il calciatore simbolo di Cinisello, sua città natale che pochi giorni fa ha visto la presentazione del libro “Ero Pierino la Peste“ a Villa Ghirlanda.

"Papà aveva iniziato a buttar giù qualcosa, quando aveva le scuole calcio. Poi si è ammalato e il progetto è rimasto incompiuto. Mi sembrava giusto portarlo a termine – spiega Cristiano –. È anche un modo di dargli un ricordo migliore: é morto durante il Covid con la cerimonia fatta in un campo da calcio con le sedie a un metro di distanza. Infine, mi piaceva raccontare la bella storia di una famiglia normalissima dell’hinterland". Pierino Prati nacque il 13 dicembre 1946 a Sant’Eusebio. "I nonni erano operai con tre figli maschi, lui l’ultimo". Dai campi del rione e dall’oratorio con la Stella azzurra, Pierino è diventato idolo sia al Milan che alla Roma.

Un bomber che univa potenza e agilità, compagno preferito di Gianni Rivera. Con l’Italia vinse l’Europeo del 1968 e due anni dopo, in Messico, fu vicecampione del mondo. "Noi vecchi di Cinisello nel 1968 ci trovavamo in piazza Gramsci in trattoria, dove oggi c’è la banca: da lì partivano carovane di macchine di amici tutte le domeniche. Io ero la mascotte, avevo 10 anni – racconta Stefano Gandini –. Ricordo ancora la Coppa delle Coppe dell’1 maggio: Milan-Bayern 2-0 con un gol di Pierino. Noi eravamo partiti da Cinisello con un’auto tedesca di un ingegnere che lavorava alla Paganelli". Era il mito di tutta la città Pierino. "Aveva la GT rossa e noi bambini gli correvamo dietro in bicicletta".

Attaccante e allenatore di calcio, unico italiano capace di segnare una tripletta alla finale di Champions League al Bernabeu. Con il Milan ha vinto tutto, con la Roma si è rilanciato, in Nazionale si è laureato campione d’Europa nel 1968. "Fu il mio idolo d’infanzia. Il 28 maggio 1969, nella finale di Coppa dei campioni, avevo 5 anni e stavo coi ragazzi più grandi, interisti sfegatati che tifavano contro il Milan – ricorda Gandolfi –. Prati segnava e io ridevo. Da lì nata la mia passione, che ho ribattezzato pratite".

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