Piazza Cinque Giornate e il capolavoro “maledetto” di Giuseppe Grandi: le leggende sul leone Borleo e le 5 modelle

Milano, via al restauro del grande monumento e della cripta al centro della piazza: storia di un’opera travagliata che il suo autore non vide mai realizzata

Il monumento alle Cinque Giornate firmato da Giuseppe Grandi. A sinistra, un particolare della base; a destra, una veduta dell'opera

Il monumento alle Cinque Giornate firmato da Giuseppe Grandi. A sinistra, un particolare della base; a destra, una veduta dell'opera

Milano – Il Comune di Milano ha annunciato il via al restauro del Monumento e della Cripta di piazza Cinque Giornate che prevede, tra l’altro, di dare un nome e un volto ai caduti per l'indipendenza di Milano, tra il 18 e il 22 marzo del 1848

Una perla di Milano

Un’occasione per riscoprire una delle perle di Milano, l’obelisco e il monumento al centro di piazza Cinque Giornate, realizzato da Giuseppe Grandi uno dei nomi più importanti della scultura italiana dell’800 ed esponente di spicco della Scapigliatura, il movimento artistico che dalla seconda metà del 19° secolo fu protagonista della cultura non solo cittadina.

I tre concorsi

Il grande monumento inaugurato nel 1895, così come il suo autore, ha una storia singolare, intorno al quale sono fioriti negli anni aneddoti e leggende. Per la sua realizzazione si mossero direttamente i cittadini con una sottoscrizione pubblica, visto che il concorso indetto nel 1860 dall’Accademia di Brera per un’opera commemorativa dei patrioti delle 5 Giornate non portò a nulla. E lo stesso successe per il secondo concorso nel 1872: nessuno degli oltre 100 progetti arrivati rispettava infatti i requisiti richiesti. Nel 1880 venne pubblicato un terzo concorso, questa volta del Comune, nel quale alla fine ebbe la meglio il bozzetto presentato da Giuseppe Grandi.

Un clistere per il leone

Una volta ricevuta la commessa, Grandi non badò a spese e stravaganze per realizzare la sua opera. Affittò uno studio nell’attuale via Corridoni, affianco alla piazza che avrebbe ospitato il monumento e, siccome il progetto prevedeva un’aquila e un leone, si procurò un’aquila e un leone (che andò a di persona a prendere in uno zoo di Amburgo). In particolare intorno al felino (che rappresenta la difesa delle barricate), chiamato Borleo, fiorirono una serie di leggende metropolitane, la più nota delle quali riguarda un rudimentale clistere che gli fu praticato a più mani per riaccendere la ferocia sopita da tanti anni di gabbia, e rendere la sua raffigurazione più realistica.

Le 5 modelle

Le 5 figure di donna alla base dell’obelisco rappresentano la Chiamata a raccolta (Prima giornata), il Dolore (Seconda Giornata), l’Incitamento alle barricate (Terza Giornata), la Vittoria (Quarta Giornata) e la Fama (Quinta Giornata). Anche sulle cinque modelle reclutate da Grandi per rappresentarle (Maria Torrani, Giovannina Porro, Luigia Prati, Innocentina Rossi e Tacita Chiodini) fiorirono numerose leggende. 

Al lavoro per 13 anni

Per realizzare l’opera lo scultore impiegò 13 anni, ma ne valse la pena. Affogato com’è nel traffico di piazza Cinque Giornate il monumento infatti non ha l’attenzione che meriterebbe. Nascosto da un classico obelisco romano – alto 23 metri – c’è infatti una scultura sorprendente, in cui la rabbia, la tragedia, la forza travolgente del popolo e, infine, la vittoria si mescolano in un turbine di movimento.  

La sfortuna di Grandi

Purtroppo Grandi non vide mai l’opera inaugurata. Ritardi nei lavori di sistemazione della piazza (che di fatto nacque intorno al monumento) e la crisi nella giunta ritardarono l’inaugurazione e, in perfetto stile scapigliato, Grandi morì – accudito dalla sorella nella natia Ganna, in provincia di Varese – il 30 novembre del 1894. Il monumento e la piazza così come le conosciamo oggi vennero inaugurate nel marzo del 1895. Tre mesi dopo. 

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