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23 apr 2022

Perché serve ripensare l’assetto dell’Ue

achille
Cronaca

Achille

Colombo Clerici*

ultima indagine (condotta tra il 18 gennaio e il 14 febbraio) di Eurobarometro Standard mostra che già prima dell’invasione russa dell’Ucraina il 77% degli europei era a favore di una politica di sicurezza e di difesa comune tra gli Stati membri dell’Ue, con una maggioranza a favore di tale politica in ciascuno Stato membro. Al momento dell’indagine gli europei ritenevano che le questioni più importanti che l’Ue dovesse affrontare erano l’ambiente e i cambiamenti climatici (26%, +1 punto percentuale rispetto al luglio 2021); l’aumento dei prezzi, l’inflazione, il costo della vita (24%, +12 pp.); e l’immigrazione (22%, -3 pp.). Il 41% degli intervistati ha indicato i prezzi, l’inflazione e il costo della vita (+18 pp.) come uno dei problemi più importanti per il proprio paese, prima della salute (32%) e della situazione economica (19%). Resta da capire quale sia l’indice di gradimento della politica comunitaria, alla luce delle recenti vicende belliche, che hanno dimostrato tutta la debolezza di un sistema che nelle questioni strategiche lascia ai singoli Stati il compito di andare in prima linea, non solo nelle trattative relative ad aspetti vitali per la loro economia e la loro sopravvivenza (approvvigionamento energetico), ma addirittura nelle dichiarazioni politiche generali riguardanti i rapporti internazionali di interesse comune (forniture armi e aiuti). Osserviamo, incidentalmente, che non è stato sottoposto a sondaggio uno dei temi più rilevanti (assieme alla politica estera e alla difesa comune) nel passaggio ineludibile che l’Ue dovrà compiere sul piano dell’equiparazione degli Stati membri ai fini della rappresentanza dei relativi interessi: l’istituzione di una giurisdizione penale comunitaria, soprattutto con riferimento ai reati in campo amministrativo. Come mai una tematica di tale natura non è mai stata portata all’attenzione della opinione pubblica? L’impressione è di trovarsi di fronte sempre più ad una area di mercato la cui influenza più in là non si spinge. Occorre dunque iniziare sin da ora una riflessione profonda che riguardi il futuro assetto dell’Unione Europea, che non può pensarsi possa restare inalterato.

* Presidente di Assoedilizia

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