Milano, 18 gennaio 2019 - I primi esemplari sono spuntati qualche anno fa. Con lo scorrere del tempo i parrocchetti dal collare si sono riprodotti, e hanno colonizzato le aree verdi di Milano. Centinaia di uccelli tipici delle foreste asiatiche e africane che svolazzano al Parco Sempione, all’Idroscalo e perfino in largo Cairoli, dove sono stati immortalati mentre fanno merenda con i cachi.

A poca distanza, in piazza Duomo, le piante di banane, altro simbolo della «Milano tropicale». Come fanno i parrocchetti a sopravvivere e a prosperare, in un clima così diverso da quello delle loro zone d’origine? «Si tratta di specie molto resistenti, e gioca un ruolo anche il cambiamento climatico con temperature sempre più alte d’inverno», spiega Luciano Peperi, appassionato di birdwatching che trascorre il suo tempo libero ad osservare, con un binocolo, gli uccelli che sorvolano la città. I parrochhetti costruiscono il loro nido negli incavi degli alberi. Si nutrono di frutta e bacche che crescono sulle piante, possono vivere indisturbati, lontani dalle rotte dei cacciatori. Probabilmente i primi esemplari sono fuggiti da un allevamento o sono stati liberati da un collezionista, finendo poi per trovare un loro habitat ideale nell’ambiente urbano. Luciano Peperi ha documentato la presenza al Parco Sempione, a Quarto Oggiaro, al Bosco in città, a Baggio, all’Idroscalo e in altre aree verdi di Milano.

Volano a gruppi di 20-25 esemplari, immortalati da chi passeggia nei parchi, ammirati da grandi e bambini. Ma c’è anche un rovescio della medaglia, perché la presenza di specie non autoctone in città, come ha denunciato più volte l’Enpa, è indice di una cattiva gestione degli animali da compagnia importati in Italia, abbandonati dai proprietari o lasciati fuggire. In passato sono stati trovati serpenti e tartarughe giganti, pappagalli dell’Amazzonia che, a differenza dei parrocchetti di origine africana o asiatica, non sopravvivono al clima lombardo. Animali che a volte diventano attrazioni turistiche, come i fenicotteri rosa che vivono da anni nel giardino di Villa Invernizzi, la residenza dell’inventore del formaggino Mio. Al Parco Sempione il birdwatcher Luciano Peperi ha documentato perfino la presenza di un gabbiano, a centinaia di chilometri di distanza dal mare. «Un giorno sono riuscito a scorgere un esemplare isolato - racconta - non so quale sia la provenienza. Nel parco c’è anche un martin pescatore, ogni tanto viene a trovarci un airone. Ci sono fringuelli e cardellini - prosegue - picchi e gallinella, germani e anche una folaga nera con placca bianca. C’è di tutto, se uno ha la pazienza di osservare si possono fare delle belle scoperte».

Scoperte come la presenza di una colonia di anatre che incredibilmente riescono a sopravvivere in quattro vasche piene di acqua sporca nei pressi dell’aeroporto di Malpensa. Oppure i nidi che i parrocchetti hanno creato nei fori degli alberi, costruendosi una casa confortevole in un ambiente da quello d’origine. E la natura, ancora una volta, riesce a fare miracoli.