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10 feb 2021

Operaio licenziato per la mascherina abbassata: scioperano i colleghi

Braccia incrociate alla Star in difesa dell’operaio di Gorgonzola cacciato: "La mascherina è un pretesto, dietro c'è altro"

10 feb 2021
barbara calderola
Cronaca
Dal sindacato: "Andremo avanti anche nelle aule di tribunale per cancellare una discriminazione evidente"
I colleghi in sciopero
Dal sindacato: "Andremo avanti anche nelle aule di tribunale per cancellare una discriminazione evidente"
I colleghi in sciopero

Gorgonzola (Milano), 11 febbraio 2021 - Sciopero per Fabrizio Ferrari. I colleghi di Star incrociano le braccia per chiedere al colosso dei dadi di "ritirare senza condizioni" il licenziamento dell’operaio-sindacalista di Gorgonzola, cacciato dopo una sospensione "perché ha abbassato la mascherina". Ma ai cancelli di Agrate, fra striscioni e rulli di tamburi, "non ci crede nessuno". "È un pretesto. Così si colpisce la libertà di pensiero e di parola di chi non si allinea all’azienda", dice Federica Cattaneo, segretario della Flai-Cgil Brianza. 

Ieri, sotto la pioggia battente ha ripetuto: "Andremo avanti anche nelle aule di tribunale per cancellare una discriminazione evidente. Il Dpcm permette di riprendere fiato a distanza di sicurezza dai colleghi. Ferrari era in questa condizione". Un’opinione condivisa da tanti dipendenti dello storico marchio da 15 anni controllato dagli spagnoli di Gallina Blanca che parlano di rilancio "ma alcune produzioni di sughi sono state traslocate all’estero dalla casa madre". La tensione è alta. "La scelta dell’azienda su Fabrizio è stata una doccia fredda per tutti", sottolinea Ernesto Cappelletti dell’Rsu. "Il tentativo è quello di cambiare contesto, dalla distensione siamo passati al contrasto: sembra di essere tornati in una fabbrica degli anni Cinquanta. Non è un caso personale, in gioco ci sono la dignità e il futuro di tutti".

Fabio Mugnaini, l’altro rappresentante della Flai, ricorda le parole di Ferrari quando nel 2017 la multinazionale inaugurò i lavori per la costruzione del nuovo capannone all’interno del polo che si affaccia sull’A4: "Disse: “Applaudiremo alla fine” e quelle parole hanno lasciato il segno". Si riferiva al piano di investimenti da 30 milioni di euro di cui il cantiere legato a industria 4.0 era l’inizio dopo 20 anni di riduzione di personale. "Ora, le macchine sono sempre più veloci e i lavoratori ridotti ad automi per stare al passo", dice Massimo Dolci della Flai-Cgil regionale. È arrivato dalla segreteria anche lui "per chiedere l’immediato ritorno in reparto dell’operaio finito nel mirino per le sue idee". "Sono nato e cresciuto in Star, ho lavorato qui per 25 anni e ne ho 51 - ricorda l’interessato -. Voglio solo continuare a fare quel che ho sempre fatto". 

Il sindacato non ha dubbi: "La mascherina non c’entra nulla - ripete Cattaneo - anche i responsabili l’abbassano per riprendere fiato. Parliamo di catena di montaggio". Da qui escono anche infusi, dadi e brodi "ma siamo molto lontani dall’idillio della pubblicità che passa sugli schermi della rete ammiraglia in prima serata in cui si fa il ragù in grande in famiglia - raccontano gli operai -. La verità è che i ritmi sono stressanti e noi siamo al limite. Dietro al caso Ferrari c’è una storia di uomini e di macchine che rischiano di avere il sopravvento e di chi cerca di fare in modo che questo non accada". Per chi chiede nuove assunzioni, l’allontanamento del sindacalista è inaccettabile.
 

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