Impalcature usate per gettare i rifiuti
Impalcature usate per gettare i rifiuti

Milano, 14 novembre 2018 - Ostacolati, minacciati e persino umiliati dagli inquilini, per metà occupanti abusivi. Ostacolati e minacciati perché di tali inquilini turbavano i sonni. Ostacolati e minacciati fino al punto da non poter lavorare. Questa la sorte alla quale sono andati incontro gli operai della Saggese Spa, la ditta che si è aggiudicata la gara lanciata da Aler per coibentare la facciata esterna dei palazzi popolari che sorgono ai civici 48, 50, 54 e 56 di via Vincenzo da Seregno.

Il 25 settembre scorso, dopo oltre un anno di cantieri, l’impresa ha inviato ad Aler Milano non una lettera ma un vero e proprio dossier, da ieri in possesso de Il Giorno, corredato da foto per un totale di 41 pagine, con il quale ha chiesto «una proroga di 130 giorni» della data entro la quale avrebbe dovuto terminare i lavori negli stabili. Una proroga dovuta «alle particolari condizioni del contesto in cui insistono i lavori», si legge nel report. Condizioni talmente particolari che «hanno rallentato significativamente lo svolgimento delle lavorazioni secondo le indispensabili condizioni di sicurezza». A che si riferisce esattamente il responsabile della Spa?

Nella prima parte della lettera-dossier si premettono i fattori ordinari che hanno rallentato la realizzazione del cappotto termico con il quale rivestire i palazzi, come «la carenza di pannelli in lana di roccia che ha coinvolto i fornitori, con tempistiche di approvvigionamento superiori ai 45 giorni» e «le particolari condizioni climatiche», se è vero che si sono contati «dall’inizio del cantiere 234 giorni di pioggia e 166 giorni con temperature che impedivano la posa dei pannelli». Per gli amanti del genere, perché si possa posare quel tipo di pannelli occorre ci siano almeno 5 gradi centigradi. Fin qui tutta ordinaria amministrazione, come anticipato. Poi però il responsabile dell’impresa segnala ad Aler Milano quanto segue: «In ultimo, il rallentamento è stato causato dalla prepotenza degli inquilini (di cui il 50% irregolare) che, sentendosi padrone degli stabili, minacciavano con fare prepotente gli operai, costringendo gli stessi a non iniziare i lavori prima delle nove in quanto si disturbava il loro sonno, oppure (eccola l’umiliazione ndr) venivano colpiti da escrementi per puro divertimento». E alla riga immediatamente sotto a quelle appena riportate si invita Aler Milano a dare un’occhiata alle 40 pagine di report fotografico.

«Quotidianamente – si spiega a corredo delle foto – gli inquilini utilizzano il ponteggio come pattumiera, costringendo gli operai a pulirlo costantemente prima di iniziare le lavorazioni». Contattati da Il Giorno, gli uffici della Saggese spiegano: «È da un anno che viviamo questa situazione, ormai siamo abituati: quando si lavora nei palazzi popolari può andare così». Non si rassegna Nicola Di Marco, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, che ha già seguito le vicende di via da Seregno: «È nostro dovere sollecitare le istituzioni, Comune e Regione in primis, ad un intervento straordinario per ripristinare condizioni minime di legalità e sicurezza nella zona: solo così la riqualificazione degli stabili non sarà compromessa da ulteriori azioni di inciviltà. Uno sgombero l’anno non basta, urgono azioni incisive e mirate».