I rilievi scientifici
I rilievi scientifici

Arese (Milano) - Ha parlato a lungo davanti al gip Angela Minerva Jaime Moises Rodriguez Diaz, manager messicano di 41 anni, con un lavoro alla Nestlè, in carcere per aver ucciso la moglie Silvia Susana Villegas Guzman, connazionale di 48 anni. L’uomo, difeso dall’avvocato Jacopo Viola, ha fornito un racconto dettagliato dell’epilogo della lite degenerata in tragedia, dando una sua versione della dinamica che ha portato alla morte della moglie. Versione che rende necessario attendere l’esito dell’autopsia per capire quale sia la verità sulle ultime ore della donna. Asfissia meccanica da soffocamento, probabilmente con un cuscino, una spinta che avrebbe provocato una caduta accidentale della donna, o ancora una coltellata in faccia che avrebbe stordito la donna prima di finirla strangolandola?

Una differenza che peserebbe parecchio sulla responsabilità: omicidio volontario, preterintenzionale nel caso di una spinta. Oltre alla relazione del medico legale, che dopo una sommaria analisi del cadavere, aveva parlato di soffocamento, saranno importanti quelle più approfondite dei periti che dovranno analizzare la ferita sul viso della donna e anche quella sul collo del figlio, che Diaz ha cercato di strangolare. L’uomo ha poi tentato di autoinfliggersi ferite da taglio agli avambracci e due piccole ferite da punta e taglio sotto al costato lato destro. L’omicida è stato trasportato in codice giallo all’ospedale di Garbagnate Milanese, è stato poi trasferito ieri nel carcere di San Vittore. La coppia ha tre figli, si era trasferita dal Messico in Italia da appena un mese, proprio per motivi di lavoro dell’uomo. Sono stati i ragazzi, 15 anni quello che è riuscito a dare l’allarme al 112, 13 anni la più piccola, a raccontare ai carabinieri la loro storia familiare. Le liti tra mamma e papà erano frequenti e violente. Il motivo sempre lo stesso: la gelosia ossessiva di Rodriguez Diaz verso la moglie, la convinzione che avesse un’altra relazione, le accuse e le aggressioni davanti ai ragazzi, che provavano a difendere la mamma. Anche venerdì sera, dopo cena, era scoppiata la solita lite: "Fammi leggere i messaggi sul telefono". Poi la tragedia.