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24 apr 2022

Milano, Nogaye diventerà avvocato: "Dopo anni di sacrifici il sogno si avvera"

E' a un passo dalla laurea in Giurisprudenza all’Università di Milano-Bicocca. "Voglio difendere i deboli"

simona ballatore
Cronaca
Nogaye Ndiaye, 24 anni, laureanda in Giurisprudenza all’Università di Milano-Bicocca
Nogaye Ndiaye, 24 anni, laureanda in Giurisprudenza all’Università di Milano-Bicocca

Da piccina Nogaye Ndiaye aveva le idee chiare: "Il mio sogno nascosto è Giurisprudenza" scriveva sul diario segreto a 12 anni. E a casa la chiamavano “l’avvocato del Diavolo“: "Riuscivo a difendere tutti, ma non sapevo difendere me stessa. Così tenevo quel sogno nel cassetto pensando che avrei ripiegato sull’alberghiero", sorride oggi Nogaye, che di anni ne ha 24. Si sta laureando in Giurisprudenza all’Università di Milano-Bicocca, ha una pagina Instagram - “Le regole del diritto perfetto“ - dove si occupa di divulgazione ed è già in azione, come volontaria, con l’associazione “Avvocato di strada“.

«Da grande farò l’avvocato»: non è un sogno comune tra i bimbi. Da dove nasce?
"Ho sempre ammirato la figura dell’avvocato, mi interessavano le leggi. Avevo voglia di cambiare il mondo e di capire come funzionasse: il diritto in questo aiuta. Credo che abbia influito molto l’aver visto mia madre che quando è arrivata in Italia dal Senegal, 30 anni fa, ha dovuto ricominciare dalla licenza di terza media ed è diventata mediatrice culturale, ha aiutato tantissime persone in servizio a Villa Amantea, in via Soderini, offrendo assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati. Le vogliono ancora bene. Vorrei anch’io riuscire a operare anche in una realtà come quella dell’immigrazione, lavorare nell’ambito dei diritti umani".

Qual è stato il percorso?
"Alle superiori mi sono iscritta al liceo linguistico Gentileschi, ho studiato in America un anno e sono tornata nuovamente con la voglia di cambiare questo mondo. In Bicocca è stato amore a prima vista: all’open day ho scoperto un corso su “peace keeping“ e mi sono lanciata, anche se mi sono indirizzata poi più sul diritto civile, con alcune materie sui diritti umani. Mi laureo con la tesi su “Philosophy of human rights and humanism”".

Come ha scoperto “Avvocato di Strada“?
"Ho sempre lavorato per mantenermi gli studi, il quarto anno lo volevo dedicare all’università e al volontariato, ma tutto era sospeso per la pandemia. Ho cominciato con la mia pagina Instagram trattando di diritto, divulgazione antirazzista e femminista. Poi a ottobre una mia compagna di studi, Sara, mi ha parlato del progetto di “Avvocato di strada“ e non potevo chiedere di meglio. A Giurisprudenza studiamo tanto, ma qui l’insegnamento ha una veste concreta, pratica e ti dà tanto a livello umano. Il quarto e il quinto anno in “Dad“ mi avevano fatto un po’ perdere la motivazione, questa esperienza mi ha ricordato quel sogno di bambina".

I casi dei quali si è occupata e che le hanno lasciato il segno?
"Le storie sono tante, si rivolgono allo sportello di piazza San Fedele senzatetto, vittime della tratta. Si sfogano, raccontano le ingiustizie subite, chiedono indicazioni pratiche. Ricordo un uomo arrivato dalla Cina: gli avevano promesso un lavoro in Italia, è entrato in un meccanismo di sfruttamento gestito dalla malavita. Non aveva nessuno, ci spiegava quanto successo disegnando sul telefonino. Sono arrivate persone che avevano perso tutto per colpa della pandemia, artisti finiti in strada, una signora in difficoltà con la figlia che aveva tentato il suicidio. Emotivamente è molto forte. Ma sapere che possiamo aiutarli è stupendo. Vorrei continuare a fare volontariato qui, anche da avvocato".

Una missione.
"Sì, perché spesso c’è ancora un tabù: si pensa all’avvocato arrivista e non al fatto che sia lì per difendere le persone".

E alla fine la piccola “avvocato del diavolo“ è riuscita anche a difendersi?
"È stata l’impresa più difficile. Vivendo in Italia di episodi di razzismo ne ho vissuti anch’io, mi rattristavano, abbassavo la testa, li “normalizzavo“ e non era giusto. Ma con il mio auto-studio, con le mie ricerche, a 24 anni, riesco a difendermi sì".

Cosa farà Nogaye da grande?
"L’avvocato, la professoressa universitaria, la divulgatrice del diritto".

 

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