Niente barriere. Il digitale sia di tutti

Rubenm Razzante* Accessibilità è una parola decisiva per un uso democratico delle tecnologie. Il digitale è ormai essenziale per vivere, svolgere attività...

Razzante*

Accessibilità è una parola decisiva per un uso democratico delle tecnologie. Il digitale è ormai essenziale per vivere, svolgere attività professionali, partecipare alla vita sociale. Se alcune categorie di cittadini non hanno la possibilità di sfruttarne tutte le potenzialità si creano disuguaglianze e squilibri. Su questo versante c’è ancora molto da fare, ma di sicuro vent’anni fa si è messo in moto un processo virtuoso che ha prodotto nel tempo importanti risultati. Esattamente il 9 gennaio 2004 venne approvata all’unanimità la legge Stanca sull’accessibilità digitale della pubblica amministrazione. Oggi, a partire dalle 16, su iniziativa della fondazione Pensiero Solido, presieduta da Antonio Palmieri, se ne parlerà in un convegno online visibile sul canale YouTube della fondazione. Tra i relatori i ministri Alessandra Locatelli (Disabilità), Paolo Zangrillo (Pubblica amministrazione) e il sottosegretario con delega all’innovazione Alessio Butti. Come sottolinea Palmieri, che da deputato propose il provvedimento, “la legge Stanca ha sancito un primato per l’Italia: siamo stati i primi in Europa a stabilire per legge il principio che un servizio digitale deve poter essere utilizzato da tutti, indipendentemente dalle proprie capacità fisiche, sensoriali o cognitive. Abbiamo anticipato la Convenzione delle Nazioni Unite che afferma per le persone con disabilità il sacrosanto diritto di godere di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”. Nel maggio 2022 il nostro Paese ha anche recepito la direttiva Ue che estende l’obbligo di accessibilità digitale ai prodotti e servizi digitali delle imprese del settore privato con fatturato superiore ai 500 milioni nel triennio. Quell’obbligo scatterà il 28 giugno 2025 per tutte le altre, escluse le microimprese con meno di 10 persone e fatturato annuo non superiore a 2 milioni.

*Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica

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