"Nascondevo la minestra in tasca . Ero tremenda"

Lidia Occhipinti aveva 6 anni nel 1933. Ricorda il giorno dell’inaugurazione del plesso.

"Nascondevo la minestra in tasca . Ero tremenda"

"Nascondevo la minestra in tasca . Ero tremenda"

"Se dovessi dire qual era la mia materia preferita, risponderei “nessuna“. Perché studiare non mi piaceva per niente: ero una bambina molto vivace. Ma poi, da grande, ho trovato la mia strada e oggi ricordo i tempi delle scuole elementari con affetto e nostalgia". Lidia Occhipinti compirà 98 anni il prossimo 5 luglio ed era in classe, alla scuola Leonardo da Vinci, il giorno dell’inaugurazione del 1933. "Fu una mattina memorabile. Ancora di più, quella in cui venne il re a visitare il plesso appena nato". La sua è una storia da film. "I miei genitori – racconta – erano siciliani. Mio padre era mutilato di guerra (aveva combattuto nella prima guerra mondiale) e lo Stato agevolò il trasferimento di tutta la famiglia al nord, prima che io nascessi. Mia sorella maggiore è quasi centenaria. Io sono nata in viaggio...". Sì, perché la madre voleva darla alla luce in Sicilia. "Ha avuto le doglie in treno e io sono nata ad Orbetello", in Toscana. E la signora Lidia ha sempre vissuto nella zona di Città Studi: "Abitavamo in via Pascoli", continua.

"Mi sono diplomata alle Commerciali. Poi ho lavorato all’Ufficio del registro (dell’Agenzia delle entrate, ndr) fino alla pensione".

Sua nipote, figlia della sorella, dice che "la zia si è sempre data da fare per gli altri. Prima ha assistito i genitori e poi le sue sorelle, i nipoti e i pronipoti. Non si è mai sposata". Ieri ha partecipato alla festa per i Novant’anni della scuola elementare Leonardo da Vinci insieme alla sua famiglia, con al suo fianco pure Giuseppina, la sorella più giovane. Le brillano gli occhi, osservando foto d’epoca e vecchie pagelle. "Mi ricordo la mia maestra, Maria Pia Guerriero,e il direttore Piero Bianchi: la mia infanzia è sempre viva, nella mia mente. E mi sento bene, se non fosse per gli acciacchi alla gamba". Scavando nella mente le tornano alla memoria anche le “marachelle“: "Non mi piaceva mangiare la minestra, a mensa. Allora la nascondevo in tasca... Naturalmente poi mi grondava dal grembiule, che la mamma doveva lavare tutte le volte. Da allora è passato quasi un secolo".

M.V.

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