ALESSANDRA ZANARDI
Cronaca

Museo della Pace nella fabbrica d’armi. La proposta al tavolo del Consiglio

Riconversione dell’ex Saronio, la mozione della lista Solidarietà civica indipendente sarà discussa in aula

Creare un Museo della pace, dove una volta si confezionavano armi di guerra. Nel consiglio comunale di questa sera verrà discussa la mozione della lista Solidarietà civica indipendente, che punta alla riconversione e valorizzazione dell’ex Saronio, la fabbrica chimica, dismessa da decenni e in stato di abbandono, dove ai tempi del Fascismo si producevano arsenico, fosgene e un composto psico-attivo chiamato "sostanza p".

Una volta bonificata e restituita alla collettività, la grande area di 45mila metri quadrati nella frazione di Riozzo potrebbe ospitare "un percorso visivo dedicato ai temi della pace, della legalità e della storia del territorio, con materiali interattivi, riproduzioni digitali e pannelli didattici ad uso delle scolaresche e di tutti gli interessati", spiega Francesco Piazza, capogruppo di Solidarietà civica ed estensore della mozione.

"Un’iniziativa dal valore simbolico ed educativo - prosegue -, capace di veicolare un messaggio positivo, riscattando il passato di quel luogo. Un volano, dal punto di vista dell’attrattività, per l’intero Sud-Est Milanese". "Il progetto - ancora Piazza - potrebbe conciliarsi con quello della maggioranza consiliare, che per il recupero del sito pensa ad un bosco urbano: le due destinazioni potrebbero fondersi in un unicuum. La partecipazione a bandi di finanziamento potrebbe rappresentare lo strumento, attraverso il quale reperire i fondi". Prima di qualunque progetto di riconversione però, l’area, in capo al Demanio e sotto la gestione dell’Esercito, dovrà essere oggetto di un intervento di bonifica capace di eliminare le sostanze, arsenico e mercurio, ancora presenti nel terreno.

Da questo punto di vista, i programmi di rilancio dell’ex fabbrica fanno registrare pesanti ritardi: dopo uno stanziamento di 700mila euro da parte del ministero della Difesa, ancora si aspetta l’avvio del piano di caratterizzazione, che dovrebbe rappresentare il primo passo verso una riqualificazione. "Nonostante vari annunci che si sono succeduti nel tempo, al momento è tutto fermo - conferma Piazza -. E intanto la zona è lasciata al degrado". Cresciuta in maniera incontrollata, la vegetazione ha ormai preso il sopravvento tra i vecchi capannoni in disuso, sormontati da una torre di 40 metri con l’aquila fascista.

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