Milano, 27 settembre 2017 - E' stato trasmesso alcune settimane alla Procura di Milano il fascicolo di indagine aperto a Roma contro ignoti e per omicidio colposo dopo la morte al San Camillo, nell'agosto del 2016, di un paziente cui era stato trapiantato il cuore. Il tempo trascorso dal decesso all'invio del procedimento per competenza territoriale è stato impiegato dalla Procura capitolina per conoscere gli esiti di una consulenza medico legale da cui sarebbe emersa una inidoneità del cuore ad essere trapiantato. Secondo l'ipotesi degli inquirenti della Capitale, il decesso dell'uomo sottoposto a trapianto potrebbe essere conseguenza di un errore dell'equipe medica milanese che aveva valutato l'organo idoneo e compatibile con il paziente, che era in lista di attesa. 

IL MINISTERO E LA PROCURA - Doppie verifiche, da parte del Ministero e  della Procura: se da un lato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, definendo la vicenda "gravissima e inaccettabile", ha annunciato che saranno "attivate tutte le procedure di verifica", dall'altro la magistratura ha aperto un'inchiesta a carico di ignoti per omicidio colposo. Il primo passo del pm milanese sarà sentire gli esperti nominati dai colleghi romani per poi valutare se integrare la loro consulenza con altri accertamenti sulle condizioni del cuore trapiantato, sulla dinamica della morte del donatore e del paziente e su quali fosse il loro effettivo stato di salute. Approfondimenti che, qualora fossero ritenuti necessari, avverrebbero anche con l'analisi dei reperti autoptici, come vetrini e liquidi.

I MEDICI: IL CUORE ERA PERFETTO - Diametralmente opposta la posizione del direttore della cardiochirurgia del San Camillo, Francesco Musumeci. Musumeci ha precisato che il cuore impiantato era stato oggetto di esame ecocardiografico al San Raffaele ed era risultato in condizioni ottimali per il trapianto. Stesso esito è derivato pure dall'esame di coronografia effettuato sempre a Milano. In merito alla vicenda l'Ospedale San Raffaele ha precisato che il "paziente di 48 anni arrivava al San Raffaele in seguito a una sindrome da annegamento e conseguente arresto cardiaco. Per tale ragione - rende noto l'ospedale milanese attraverso una ntoa - veniva immediatamente valutato per escludere l'infarto miocardico come causa dell'evento - prosegue la nota -. Gli esami strumentali, compresa la coronarografia, escludevano la presenza di patologie cardiache con particolare riferimento alle arterie coronarie. Come da protocollo, una volta accertata la morte con criteri neurologici e la non opposizione al prelievo di organi a scopo di trapianto, si è provveduto alla trasmissione delle informazioni cliniche al Centro nazionale trapianti. L'ultimo giudizio di idoneità e' stato espresso dal chirurgo trapiantatore in sede di prelievo di organo, come previsto dalla procedura nazionale validata dal Centro nazionale trapianti". 

IL LEGALE: FORSE PROBLEMA SORTO A MILANO -  "In questa vicenda ha perso la vita una  persona che al momento dell'intervento stava bene. L'uomo era rientrato dalle vacanze per fare il trapianto, anche se era restio. Le figlie, però, volevano che si operasse per risolvere i suoi problemi di salute. L'intervento risale al 29 agosto scorso e il decesso è del 4 settembre successivo". Lo ha detto l'avvocato Loredana Vivolo, legale del 61enne deceduto dopo un trapianto di cuore al San Camillo. "Tra l'operazione e la morte - spiega la penalista - l'uomo non  ha mai ripreso conoscenza. Se la Procura di Roma ha deciso di spedire il fascicolo a Milano, dopo aver ordinato l'autopsia e disposto una consulenza medico legale, vuol dire che il problema è sorto lì dopo che l'organo è stato espiantato dal donatore"