Letizia Moratti
Letizia Moratti

Milano - Sono bastate poche parole della vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Letizia Moratti, mandate in onda da Bergamo Tv , per innescare una polemica che non accenna a raffreddarsi. Perché ha toccato un nervo scoperto: il ruolo dei medici di base, la cui carenza secondo Moratti "non è data dal numero ma dall’organizzazione, il numero di ore che lavorano è profondamente diverso rispetto alle ore di chi lavora all’interno delle strutture sanitarie". "Dichiarazioni vergognose", tuona Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano e del sindacato Snami: "La Regione scredita i medici di famiglia. Farebbe comodo dare la torta della medicina del territorio a qualche gruppo privato".

Il riferimento è ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che incrocia la nuova riforma della sanità lombarda. A tal proposito Gregorio Mammì, consigliere dei 5 Stelle, invita Moratti piuttosto a "rivedere il ruolo dei medici all’interno delle Case della comunità". Michele Usuelli di +Europa accusa la Regione di aver "da troppi anni abbandonato i Mmg"; Elisabetta Strada, dei Civici, ricorda che Moratti a una sua interrogazione ha risposto "che in Lombardia mancano ben 776 tra medici e pediatri di base". I bandi a vuoto e la corsa ad andare in pensione sono argomenti sollevati a discarico da Rossi e dalla segretaria della Fimmg Lombardia Paola Pedrini, che in una lettera di protesta a Moratti affronta anche il cuore della questione, cioè la revisione del sistema delle cure primarie.

La Commissione Salute delle Regioni infatti ha chiesto di cambiare "il tipo di relazione" coi medici di base, liberi professionisti che lavorano per i servizi sanitari regionali in base a un accordo nazionale che dal 2005 non ha subito "modifiche sostanziali". Ad esempio impone loro un orario minimo di studio tra 5 e 15 ore settimanali (la Lombardia ha appena deliberato 4,16 milioni di euro d’incentivi perché ingaggino "nuovo personale così da ampliare gli orari" e il contributo alle campagne di vaccinazione). Le Regioni hanno quattro proposte, una è trasformare i medici di base in dipendenti del servizio sanitario pubblico. La Cgil ha risposto a Moratti di "non cercare colpevoli ma soluzioni. Chiediamo di entrare a pieno titolo e organicamente in un sistema sanitario nazionale pubblico". "È una richiesta che Moratti ha avanzato da tempo al ministro della Salute", fa sapere Gianluca Comazzi, capogruppo azzurro al Pirellone. La Fimmg è contraria: "I medici di famiglia sono sul campo per tutta la giornata - sostiene Pedrini -. Li sostituiamo con dipendenti che, dopo le 8 ore di turno, staccano e vanno a casa?"