Molestie e stalking. Centinaia di abusi segnalati in ateneo. Nasce uno sportello

Indagine tra prof, studenti e docenti della Statale. Ricercatrici più a rischio. Sos lanciati nelle tesi.

Molestie e stalking. Centinaia di abusi segnalati in ateneo. Nasce uno sportello

Molestie e stalking. Centinaia di abusi segnalati in ateneo. Nasce uno sportello

Atti persecutori via email e sms (347 segnalazioni), diffamazione in relazione alla sfera sessuale (266), ma anche violenze sessuali compiute al di fuori degli spazi universitari da colleghi, compagni o persone che lavorano in ateneo, con 218 casi di “palpeggiamenti“ segnalati e 212 tentativi di baci e carezze non voluti. Ad avviare un’indagine interna - unica nel suo genere in Italia - è stata la Statale di Milano per fare luce su "violenze di genere e atti molesti" e trovare nuovi strumenti per prevenire e intercettare episodi. Uno sportello ad hoc - chiesto con forza dagli studenti - sarà operativo dal mese di aprile e si andrà ad aggiungere ai corsi e all’osservatorio sulla violenza di genere. "Questo questionario nasce dalla rete dei referenti per le politiche di genere – spiega la costituzionalista Marilisa d’Amico, prorettrice con delega a legalità, trasparenza e parità del diritto –. Con 60 rappresentanti dei dipartimenti, donne e uomini, lavoriamo capillarmente su queste tematiche e abbiamo avviato questa prima indagine scientifica". A rispondere 5.244 persone: il 6% del corpo studentesco, il 25% dei docenti, il 25% del personale e il 32% tra assegnisti e ricercatori. Categoria che risulta più colpita e a rischio. Rispetto agli atti molesti, 844 persone sono state infastidite da conversazioni o battute a sfondo sessuale; 839 i commenti sessisti sul lavoro; bodyshaming in 805 casi.

Sotto la lente anche il rapporto tra vittime e autori: gli studenti hanno indicato quasi sempre tra gli autori altri compagni tranne che per le ipotesi di tentata o consumata violenza, dove indicano soprattutto docenti. I quali hanno quasi sempre indicato altri colleghi tranne che per atti persecutori e pedinamenti dove gli autori sono soprattutto studenti. Ieri il punto, in occasione dell’evento “Le parole che non ho (ancora) detto. Insieme contro la violenza“. "I dati sono significativi – conclude D’Amico – e inquadrano una situazione della quale eravamo consapevoli, anche attraverso le richieste di tesi sul tema. Abbiamo dato un’accelerata allo sportello Ad Alta Voce (realizzato dal Cosp in collaborazione col Centro antiviolenza della Mangiagalli) chiesto dagli studenti. Anche con questa indagine diciamo con forza che si può parlare di violenza di genere, la si può studiare scientificamente e si possono trovare strumenti. Gli studenti sono più consapevoli, sono gli adulti che fanno ancora fatica a riconoscere una violenza alla quale è da poco tempo che si dà un nome. Dobbiamo fare cultura insieme". "Questo passo sia compiuto anche in altri atenei e scuole", chiedono da Link Studenti Indipendenti.

Simona Ballatore

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