Milano e l’alba delle meraviglie: "Donne equilibriste, poeti e silenzi. La città che stupisce non è in vetrina"

L’inno dell’arcivescovo Delpini tra le guglie del Duomo, come nell’anno del Covid. Ma non è più solo. Spazio alla contemplazione tra le “week“: un’esigenza colta da oltre diecimila persone col festival Soul.

Milano e l’alba delle meraviglie: "Donne equilibriste, poeti e silenzi. La città che stupisce non è in vetrina"

Meditazione all’alba, tra le guglie del Duomo, con l’arcivescovo Delpini (a destra) e l’evento «Ma la gioia viene al mattino»

"Tu mi stupisci, Milano". L’arcivescovo Mario Delpini è tra le guglie del Duomo. È l’alba di un giorno nuovo. Un’immagine che ricorda quella di quattro anni fa, quando scelse di salire ai piedi della Madonnina per lanciare un messaggio, un incoraggiamento alla città deserta, ferita dalla pandemia. L’arcivescovo non è più solo. Al suo fianco ci sono Issei Watanabe col suo violoncello e don Paolo Alliata. Attorno i milanesi, che lo sorprendono: salgono sulle terrazze quando è ancora buio per prendere parte a uno dei momenti più intensi di “Soul“, il Festival della Spiritualità, che in 5 giorni ha richiamato 10mila persone. "Ma la gioia viene al mattino", l’invito degli organizzatori con il quale si è aperto l’ultimo giorno della rassegna: un’occasione di silenzio, contemplazione e riflessione condivisa, nella città frenetica delle “week“.

"Milano città delle vetrine, della gente che non sta in vetrina, tu mi stupisci Milano dietro le vetrine, dietro i luoghi comuni, le frasi fatte, perché là c’è la gente delle meraviglie – esordisce l’arcivescovo –, non le sagome senza spessore alle quali è facile affibbiare etichette, non i manichini senza cuore e senza cervello, utili solo per esibire quello che si può vendere e quello che si può comprare. Tu mi sorprendi Milano dei poeti e degli innamorati". È un inno alla città, che incrocia citazioni di Enzo Jannacci ("El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lü. Rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore"), richiami dal Manzoni a Gadda, insieme ai messaggi nelle diverse lingue che popolano "la città dell’accoglienza e dell’impossibile residenza, Milano di tutti e di nessuno". Ricorda le "donne equilibriste tra casa e ufficio, figli da accudire e nonni da curare, cattedre universitarie e figli adolescenti, bilanci milionari e spiccioli da non sprecare". L’arcivescovo si lascia stupire dalla "gente seria, che parla poco e aggiusta i danni dell’avidità e dell’idiozia". E mentre sorge il sole "come per guidare nella notte chi cerca la ragione per vivere" Delpini invita i milanesi: "Continuate a sorprendermi domani".

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