Stupri e torture su migranti, il legale della difesa: "Lui solo un migrante come altri"

Secondo l'avvocato del 22 somalo, "nella ricostruzione dell'accusa c'è qualcosa che non va"

La polizia locale arresta Osman Matammud in via Sammartini

La polizia locale arresta Osman Matammud in via Sammartini

Milano, 29 settembre 2017 -  Si torna in aula nel processo davanti alla Corte d'Assise di Milano a carico di Osman Matammud, il 22enne di origine somala fermato un anno fa nel capoluogo lombardo e accusato di avere ucciso, torturato e stuprato decine di persone in un campo in Libia.

In un passaggio dell'arringa, l'avvocato Gianni Carlo Rossi, dice che Osman Matammud "non era uno dei capi del campo di Bani Whalid, ma un migrante che ha viaggiato con altri migranti, non aveva possibilità economiche e si è comportato come gli altri".  "Non ha mai commesso questi reati - ha sottolineato l'avvocato - e lui non riesce a comprendere perché sia stato accusato". Secondo il difensore, a riprova che Matammud non fosse, come ricostruito dal pm Marcello Tatangelo, uno dei capi del campo dove sarebbero avvenute le sevizie ai danni di centinaia di migranti in viaggio verso l'Europa, ci sarebbero i contatti che il giovane avrebbe avuto su Facebook con due delle presunte vittime, che poi lo hanno denunciato quando lo hanno rivisto alla stazione Centrale di Milano. "Non si comprende - continua il difensore - perché avrebbero dovuto continuare ad avere rapporti con lui anche dopo lo sbarco in Italia, né perché una di queste donne lo abbia accompagnato durante la traversata. Perché avrebbe dovuto accompagnare una persona che aveva commesso simili nefandezze, simili errori? I reati sono troppo abominevoli - ha continuato - e nella ricostruzione dell'accusa c'è qualcosa che non va".

Poco prima dell'arringa, gli avvocati di parte civile hanno avanzato alla Corte le richieste di risarcimento per le vittime. L'avvocato Paolo Carrino, legale di sei migranti, ha chiesto 50mila euro di provvisionale e 100 mila euro di risarcimento per ciascuna di loro, mentre gli altri avvocati si sono rimessi alla Corte per la decisione. L'Associazione studi giuridici sull'immigrazione ha chiesto una provvisionale di 10 mila euro e un risarcimento di 30 mila euro. La sentenza è attesa per il 10 ottobre.

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