Il procuratore Nicola Gratteri durante il maxi processo "Rinascita Scott"
Il procuratore Nicola Gratteri durante il maxi processo "Rinascita Scott"

Milano, 16 gennaio 2021 - Dal cuore della Calabria alle metropoli lombarde. Le radici dei clan di ‘ndrangheta finiti alla sbarra nel maxi processo “Rinascita-Scott” sono penetrate profondissime anche in Lombardia. Lo dicono le carte delle inchieste, gli arresti, le operazioni che hanno fatto luce su giri di soldi e traffici di droga. A gennaio del 2019 gli inquirenti coordinati dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri hanno disegnato un triangolo tra Calabria, Lombardia e Sud America, una rete di narcos esperti collegati alla cosca dei Mancuso di Limbadi.

L’operazione “Ossessione” era finita con 25 arresti per traffico di droga internazionale. Un gruppo di professionisti di cui facevano parte anche i fratelli Salvatore, Giuseppe e Fabio Costantino e Giuseppe Campisi, ritenuto il referente del clan Mancuso in Lombardia. Nel gruppo di trafficanti legati alla cosca, anche Carlo Cuccia di Tradate che aveva recitato come comparsa nella serie Gomorra. A dare la svolta alle indagini era stato il ritrovamento, nel 2018, di un deposito di droga e armi a Milano.

A ottobre dello scorso anno, un altro colpo al clan dei Mancuso: Giuseppe Carvelli, pluripregiudicato per narcotraffico al vertice della catena di ristoranti “Giro pizza Tourlé”, dove venivano investiti i soldi della ‘ndrangheta, era finito in carcere con altre otto persone a conclusione dell’inchiesta “Amleto”. La Divisione Anticrimine della Questura di Milano ha poi sequestrato all’imprenditore oltre un milione di euro tra appezzamenti, società, appartamenti, auto costose e conti correnti. Una vita di lusso a fronte di dichiarazioni di redditi bassi: la sproporzione ha fatto suonare il campanello d’allarme agli inquirenti che hanno collegato gli affari sporchi alla cosca.