Marco Toro, la prima tromba che arrivò a Milano suonando: "Amo la profondità del Don Carlo"

Dal 2015 al Piermarini: "Sono felice di condividere questa grande musica"

Marco Toro, la prima tromba che arrivò a Milano suonando: "Amo la profondità del Don Carlo"

Marco Toro, la prima tromba che arrivò a Milano suonando: "Amo la profondità del Don Carlo"

Marco Toro a Milano è arrivato così, suonando. Oggi è la prima tromba dell’Orchestra del Teatro alla Scala e, come tutti i musicisti scaligeri, è in attesa del 7 dicembre. Ciociaro, dal 2015 al Piermarini, racconta con passione il suo “Don Carlo” "Abbiamo provato tanto, poi c’è stata la generale e la Primana under 30. Man mano ci si avvicina a Sant’Ambrogio ogni prova diventa speciale, fra noi c’è una tensione positiva. Sono felice di condividere questa grande musica con musicisti eccellenti, in sala viviamo una metamorfosi anche come ottoni: dalla prima prova al debutto in Teatro con il pubblico".

Maestro, Verdi e la tromba.

"Il compositore ha scritto musica meravigliosa per gli ottoni e la tromba; dal Nabucco in poi li inserisce tante volte; nelle opere della trilogia popolare “Traviata”, “Rigoletto” usa meno gli ottoni ma quando lo fa è raffinatissimo, come nel corale de “La Forza del destino”. Don Carlo nasce per la Grand Opera, lo stile musicale in voga allora a Parigi, quindi non usa solo le classiche due trombe ma aggiunge due cornette, la tromba sottolinea i momenti più duri, le cornette quelle sentimentali. Verdi ha reso gli ottoni protagonisti".

Da musicista come trova la versione del 1884?

"Mi piacciono tutte le versioni, in questa non c’è stacco. La cosa che ti colpisce, anche musicalmente, è la profondità psicologica con cui Verdi illustra i personaggi, l’oscurità della storia che li avvolge".

Dopo “Don Carlo” Verdi compone “Aida”.

"È un’opera sempre piacevole da eseguire, suoniamo più forte che in altre situazioni, “Don Carlo” è un’opera introspettiva, “Aida” è stata scritta per l’inaugurazione del Canale di Suez, un’altra visione del mondo".

Fra le opere di Verdi a quale è maggiormente affezionato?

"Oltre Don Carlo che amo tantissimo, “Rigoletto” perché l’inizio è un appannaggio di ottoni, prima tromba, primo trombone. Mi affascinano queste storie dalle atmosfere cupe, in “Rigoletto” il male si avverte nella forma del duetto, quando il Duca di Mantova canta “La donna è mobile” si fa beffe di tutti noi".

Quando ha scoperto la tromba?

"Bambino, i miei fratelli suonavano, uno aveva scelto l’organo, l’altro la tromba, organo, pianoforte mi sembravano complicati e così ho scelto lo strumento apparentemente più facile. A 11 anni sono entrato in Conservatorio".

E quando ha deciso di farne la sua professione?

"Verso i 17 anni, frequentavo il Liceo Scientifico convinto di iscrivermi all’Università. Mi ero iscritto per curiosità a uno stage professionale dell’Orchestra Giovanile Italiana, per la prima volta ho suonato con una grande orchestra la “Sinfonia n° 1” di Mahler e mi sono innamorato, più che della tromba, dell’Orchestra".

Com’è arrivato alla Scala?

"Ero prima tromba nella Banda dell’Esercito Italiano, quando ho saputo che la Fenice di Venezia aveva indetto un concorso per un posto di prima tromba, mi sono iscritto, poco dopo uscì anche un bando della Scala, le loro audizioni si svolgevano due mesi prima: mi sono presentato e l’ho vinto".

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