Alexei Navalny, per non dimenticare mai: appuntamento domani ai giardini Anna Politkovskaja

Manifestazione a 40 giorni dalla morte dell’oppositore di Putin. Il precedente e la presenza dell’ex br Alberto Franceschini

Una manifestazione di protesta per la morte di Alexei Navalny

epa11226186 A portrait of Alexei Navalny is seen as Russians living in Switzerland gather in front of the Russian embassy in Bern to take their vote during the Russian presidential elections and simultaneously protest against President Putin in Bern, Switzerland, 17 March 2024.

Milano, 26 marzo 2024 -l post scriptum attira l’attenzione: “Questa iniziativa è autorizzata”. Si sono sentiti in dovere di specificarlo, i promotori dell’evento previsto per domani sera alle 18.30 ai giardini Anna Politkovskaja in corso Como a cura dell'associazione Annaviva per commemorare Alexei Navalny, il principale oppositore di Vladimir Putin, a 40 giorni dalla sua morte.

La mente corre allo scorso 18 febbraio, quando i partecipanti alla prima iniziativa, una dozzina, tra cui l'ex brigatista Alberto Franceschini, erano stati identificati dalla Digos e si era scatenato un putiferio innescato dal tweet sdegnato del senatore del Pd Filippo Sensi.

Ora l’invito si rinnova: "Portate con voi dei fiori”. Appuntamento alle 18.30 “in occasione dei 40 giorni dall’omicidio di Alexei Navalny – è l’annuncio su Facebook – oppositore russo che ha pagato con la vita la scelta di tornare nel suo Paese per battersi per un’altra Russia. Era un uomo credente. I 40 giorni dopo la morte hanno un significato spirituale nella tradizione ortodossa. È il “memoriale del quarantesimo giorno”. Nel culto ortodosso, è in questo momento che l’anima del defunto passa completamente nell’aldilà dopo aver ricevuto il giudizio. “Ci incontriamo per mantenere viva la sua memoria e le sue speranze di una Russia diversa”.

“Abbiamo chiesto l’autorizzazione alla Questura”, spiega al Giorno Marina Davydova, rappresentante di Annaviva, l’associazione nata per onorare la memoria di Anna Politkovskaja, la giornalista investigativa e dissidente russa trovata uccisa a colpi di pistola il 7 ottobre 2006 nell’ascensore del suo palazzo. “Prevediamo la partecipazione di una trentina di persone per commemorare Navalny, cosa che faremo portando fiori e un suo ritratto - aggiunge la donna, 41enne russa, a Milano da 20 anni - e anche per parlare della situazione attuale in Russia, degli altri prigionieri politici e delle vittime dell’ultimo attentato”.

Lo scorso 18 febbraio, tra coloro che avevano portato fiori, foto e lumini appoggiandoli sotto la targa della Politkovskaja, c'era anche Alberto Franceschini, 76enne, compagno di una delle attiviste di "Annaviva", tra i fondatori delle Br. Arrestato nel 1974, nel 1982 si è dissociato dalla lotta armata e ha lasciato il carcere nel 1992. A suscitare scalpore, il fatto che tutti i partecipanti siano stati identificati dalla Digos. “Con una interrogazione parlamentare a Piantedosi chiederemo conto di che Paese siamo”, aveva twittato il senatore Sensi. “Non è possibile, non siamo mica in Russia», “Pensavo che fossimo ancora molto lontani da Mosca”, sono alcuni dei commenti sotto il tweet.

“L'identificazione delle persone è un'operazione che si fa normalmente nei dispositivi di sicurezza per il controllo del territorio, il personale mi è stato riferito che non avesse piena consapevolezza”, aveva poi affermato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi dopo le polemiche. «Il personale della polizia di Stato - ha chiarito la Questura - si è recato sul posto al fine di identificare compiutamente il promotore dell'iniziativa, in quanto era pervenuta il 17 febbraio alla Questura un'email generica che preannunciava la presenza in loco di non più di tre persone. In particolare il presunto organizzatore aveva omesso di allegare copia del documento d'identità, omettendo anche di precisare l'orario dell'iniziativa». Quindi «l'intervento della pattuglia, trovatasi di fronte ad un gruppo di persone, era finalizzato semplicemente a verificare con esattezza l'identità del promotore (non presente sul posto, ndr). L'identificazione di tutti i presenti, effettuata d'iniziativa dagli operanti per un eccesso di zelo, non aveva alcuna finalità di impedire l'esercizio delle libertà dei partecipanti».

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