Made in Italy e 4 più 2 non decollano a Milano. Pace fatta al Carlo Porta

Il Ministero dell'Istruzione ha bloccato l'attivazione del Piano nazionale per la sperimentazione della filiera tecnologico-professionale in nove scuole, tra cui l'alberghiero Carlo Porta e il Galilei-Ferrari di Torino. 52 famiglie hanno deciso di restare nel percorso sperimentale su cinque anni. Non è decollato nemmeno il liceo del Made in Italy, ad eccezione dell'istituto privato Labor. Le sigle sindacali chiedono una riflessione sulla riforma della filiera tecnologico-professionale.

"L’acquisizione delle delibere favorevoli del Collegio dei docenti e del Consiglio di istituto è requisito imprescindibile per la partecipazione al Piano nazionale per la sperimentazione della filiera tecnologico-professionale". Così il ministero ha stoppato l’attivazione del quadriennale in nove scuole, tra le quali l’alberghiero Carlo Porta, il Galilei-Ferrari di Torino e l’Olivetti di Ivrea. Si volta pagina in via Uruguay, dove erano rimaste in sospeso 52 famiglie, che hanno deciso di restare anche nel percorso su cinque anni. Intanto si è chiuso davanti al Prefetto di Milano il tentativo di conciliazione tra le sigle sindacali e la dirigenza, come pure lo stato di agitazione. "La dirigente scolastica si mostrata disposta al dialogo in piena collaborazione con noi sindacati – commenta Abele Parente, Uil Scuola Rua –. Abbiamo richiesto il rispetto per i ruoli all’interno di una istituzione scolastica: il collegio dei docenti è sovrano sull’azione educativa. I 52 ragazzi iscritti ad un percorso scolastico sperimentale ed inesistente sono stati ricollocati". "Auspichiamo ora che il ministero voglia aprire una profonda riflessione, con chi fa scuola ogni giorno, sulla riforma della filiera tecnologico professionale – sottolineano Flc Cgil, Uil Scuola Rua e Snals Confsal in una nota congiunta - perché se in tutta la città di Milano nessun istituto ha scelto di aderire alla sperimentazione, significa che ci sono serie motivazioni educative che destano profonda preoccupazione".

A non decollare è stato anche il liceo del Made in Italy: solo l’istituto privato Labor si è fatto avanti. "Il made in Italy, al di là del nome, accoglieva in parte alcune istanze – sottolinea Mauro Zeni dal liceo Tenca –. Ma si avvierà gradualmente partendo dalle realtà che ne hanno bisogno o che devono rafforzare la loro offerta formativa. Per attivarlo noi avremmo dovuto rinunciare a una classe del Les (indirizzo economico-sociale) che è richiestissima. Non si butta via qualcosa se funziona, tanto più che non era chiaro il quadro orario per il triennio". "Per il futuro noi ci riserviamo una valutazione con calma, non ci siamo ancora espressi – il commento di Luca Azzollini dal Frisi –. I tempi erano troppo ravvicinati, non ci siamo precipitati. Anche sul 4 più 2 sto per impostare un ragionamento, per settembre sarebbe stato prematuro". Si.Ba.

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