Liliana Segre con i ragazzi delle scuole a Milano
Liliana Segre con i ragazzi delle scuole a Milano

Mila o, 20 gennaio 2020 -  Standing ovation per dire "grazie Liliana Segre". Così gli studenti hanno accolto l'arrivo della senatrice a vita al Teatro degli Arcimboldi questa mattina. Segre è stata letteralmente sommersa di applausi e incitamenti, mentre i ragazzi commossi cercavano di strapparle uno sguardo chiamandola. Alcuni hanno preparato puzzle di lettere che insieme componevano le scritte: "Grazie Liliana" e "Scudo all'odio e' l'amore". La senatrice ha fatto ppiù volte con la mano il gesto di inviare ai ragazzi un bacio. Sono davvero tantissimi i giovani delle scuole di Milano che si sono riuniti per ascoltare il suo racconto, in vista del Giorno della Memoria, che quest'anno è fissato al 27 gennaio.  

All'incontro milanese ha partecipato anche la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, in una delle prime uscite pubbliche nel nuovo ruolo.  "I ragazzi che sono qui oggi assorbono, reagiscono e le dicono 'siamo noi la sua scorta'. La scuola si onora di essere la sua scorta, senatrice, contro ogni rigurgito negazionista e fascista e nella difesa della Costituzione italiana", ha esordito Azzolina. "Nella storia d'Italia c'e' uno spartiacque - ha spiegato la ministra - e sono le leggi razziali 1938: c'e' un prima e un dopo; oggi l'Italia e' un Paese che ripudia la guerra e la dittatura". "Le leggi razziali - ha detto ancora la titolare dell'Istruzione - furono leggi criminali e tese ad escludere parte della popolazione dalla societa', come e' successo a lei. Dopo fu l'abuso dei campi". All'inizio del suo discorso è stata poi la stessa senatrice Segre a sottolineare che a sua memoria "si tratta della prima volta che un ministro della scuola partecipa ad un incontro di questo tipo", nell'ambito delle celebrazioni per la Giornata della Memoria.

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Liliana Segre ha poi iniziato a parlare agli studenti di Milano e lo ha fatto nsegnando loro il significato di parole come paura, disperazione, separazione, fame, ma soprattutto pietà. Quella che ha capito di provare quando, all'eta' di 60 anni, è diventata nonna. E insieme ad essa ha imparato il perdono, grazie a cui è diventata "una donna libera". E solo grazie a quella libertà, infine, è iniziato il suo lavoro di incommensurabile importanza come testimone degli orrori dei campi di sterminio nazifascisti dove fu deportata con il padre dal 1943 fino al giorno della liberazione il 27 gennaio del 1945. "Da nonna - ha detto durante il suo intervento - capii che io ero diversa dai miei carcerieri. Erano persone alle quali sin da bambini era stato insegnato l'odio nei confronti degli appartenenti alle cosiddette razze inferiori. Capii che ero più fortunata io ad essere vittima rispetto a loro che erano carnefici, imparai a provare pena per loro che non sarebbero stati nemmeno in grado di guardare in faccia i loro padri, io che il mio l'ho perso in quei campi. Solo allora capii che oro pronta a essere una testimone. E potevo esserlo solo senza le parole odio e vendetta".

Niente risentimenti quindi per "chi era capace di tutto perché si considerava superiore", così come oggi i bulli: "Sono loro che vanno curati - ha detto ancora Segre - non le loro vittime. La vittima è più forte del bullo ma deve trovare il coraggio di denunciare". Quindi un appello ai ragazzi, custodi della Memoria, ma non solo: "Voi siete fortissimi. Avete dalla vostra quella gioventù che nessuno vi ridarà più. Basta con questa storia che l'adolescenza va protetta e che dovete vivere in una teca, siete voi che dovete essere forti con i vostri genitori, non aggrappatevi a loro. I vostri genitori hanno i loro problemi, di lavoro, familiari. Siate voi un sostegno per loro". E ancora, "andate in quei luoghi dove l'orrore è accaduto davvero - ha detto Segre - e andateci senza mangiare a colazione, e senza coprirvi troppo. Solo per avere una lontanissima sensazione di quello che vivevamo noi ogni giorno. Recupererete a pranzo e vi coprirete una volta risaliti sul pullman". Infine la chiosa: "Molti ci chiedevano perché durante quei mesi tremendi non avevamo posto fine alle nostre agonie uccidendoci. Io rispondo sempre che a tenerci in vita era proprio il nostro amore per la vita. Anche se tanti mi augurano di morire presto, e vista la mia età so che questo accadà, io amo la
vita e mi dispiace lasciarla"
ha concluso Segre.