L’esperienza scolastica in un libro: "Racconto l’integrazione possibile"

Rosaria Molteni, prof alle medie: quella ragazzina ha arricchito di umanità tutti noi

L’esperienza scolastica in un libro: "Racconto l’integrazione possibile"

L’esperienza scolastica in un libro: "Racconto l’integrazione possibile"

L’esperienza scolastica di Alma alla scuola media è diventata un libro. La sua insegnante di lettere, Rosaria Molteni (nella foto), ha infatti pubblicato nel 2008 “Aprire la porta”, un “diario di bordo” di tre anni scolastici "per dimostrare che la diversità può essere per tutti una risorsa e non un limite". A distanza di 15 anni, Rosaria non ha certo rinunciato a impegnarsi per “fare la differenza”. Andata in pensione nel 2017, continua a collaborare all’interno della scuola e al di fuori per aiutare gli studenti stranieri o con disagio sociale a superare le difficoltà linguistiche e relazionali. Ha scritto anche altri due libri, “Sono nata con gli occhi a stella”, biografia a 4 mani di una ragazza con la sindrome di Williams e “Il cielo racconta”, un progetto in collaborazione con l’ospedale Bassini. Se non bastasse, tiene corsi di letteratura all’Università della terza età di Cinisello. E sulla scuola ha molto da raccontare.

Partiamo da Alma: perché ha voluto scrivere un libro su quella esperienza?

"Non volevo cadesse nel silenzio un’esperienza scolastica o meglio di vita così significativa, ma ne rimanesse una traccia scritta, a testimonianza che è possibile realizzare l’integrazione sociale delle persone diversamente abili. Una sfida vissuta nello stillicidio della quotidianità scolastica, tra dubbi e certezze, delusioni e speranze, difficoltà e conquiste, ma con l’impegno costante ad andare avanti esplorando nuove strade. Alma è riuscita, nei limiti delle sue possibilità e nonostante la gravità del suo handicap, a integrarsi con i compagni, a imparare, a partecipare a uscite didattiche e a gite di più giorni. E credo che i nostri sforzi abbiano migliorato la qualità della sua vita. Conoscerla e relazionarsi con lei (sotto la guida attenta degli insegnanti) ha anche arricchito i suoi compagni, rendendoli più sensibili e consapevoli".

Cosa pensa serva per realizzare l’integrazione dei ragazzi disabili?

"Prima di tutto fiducia e passione. Nella mia lunga vita professionale, di fronte al disagio grave ho visto tanti colleghi reagire con atteggiamenti di paura o peggio di resa. Ebbene, è troppo facile lavorare con quelli bravi. Io credo invece che chi sceglie questo mestiere debba accettare la sfida contenuta nell’articolo 3 della Costituzione".

Cosa risponde a chi afferma che l’inserimento di alunni disabili rischia di frenare l’intera classe?

"Che non è vero: io ho sempre avuto alunni disabili nelle mie classi, che si sono spesso classificate ai primi posti nelle prove Invalsi. Certo è importante anche avere un valido e preparato insegnante di sostegno, che non cambi tutti gli anni. E poi ci vuole una vera alleanza educativa tra dirigente, insegnanti e famiglie. Un docente deve saper lavorare su diversi livelli: preparare i ragazzi appassionati che vogliono andare al liceo, senza trascurare o lasciare indietro quelli che pensano a un percorso professionale o hanno difficoltà". C.Can.