L’ereditiera uccisa. Il figlio l’ha colpita con un peso da palestra. Il pm: deve stare in cella

L’esame col luminol ha riscontrato tracce ematiche sul manubrio in casa. Il 35enne soffre di disturbi psichici: in passato è stato ricoverato sei volte. La madre diceva ai vicini di temerlo, ma non aveva mai fatto denuncia.

L’ereditiera uccisa. Il figlio l’ha colpita con un peso da palestra. Il pm: deve stare in cella

L’ereditiera uccisa. Il figlio l’ha colpita con un peso da palestra. Il pm: deve stare in cella

e Marianna Vazzana

Un manubrio da palestra, di quelli che servono per allenare i bicipiti. Era l’unico che mancava dalla fila di attrezzi sistemata in una stanza all’ottavo piano. Sull’oggetto fuori posto non c’erano evidenti tracce di sangue, ma la prova del luminol le ha rintracciate sulla superficie; e la forma dell’attrezzo è compatibile con le ferite che hanno sfigurato la vittima. Con quel peso da 7-8 chili, il trentacinquenne Guido Augusto Gervasi Gastone Pozzolini Gobbi Rancilio avrebbe ucciso mercoledì mattina la madre Fiorenza, 73 anni, colpendola alla parte sinistra della fronte.

Il cadavere della donna, ereditiera della nota famiglia di immobiliaristi, è stato trovato attorno a mezzogiorno, avvolto in un piumone e in alcuni asciugamani, ma la morte potrebbe risalire a 2-3 ore prima: la donna indossava vestiti e scarpe, segno che quasi certamente stava per andare in ufficio come ogni mattina, ai piani bassi dello stabile di via Crocefisso 6, nella centralissima zona delle Colonne di San Lorenzo a Milano. Sembra improbabile che il trentacinquenne, che soffre di conclamati problemi psichiatrici, l’abbia drogata in precedenza per stordirla. Più verosimile, tenendo conto del profilo del presunto assassino, che l’abbia aggredita all’improvviso e scaraventata a terra, facendole perdere conoscenza; a quel punto, potrebbe averle coperto il volto per non guardarla negli occhi mentre la colpiva con il manubrio. Gobbi Rancilio, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di omicidio, è stato trovato dai carabinieri in stato catatonico, intontito dagli psicofarmaci, nella stanza accanto al grande salone dell’attico ed è piantonato nel reparto di psichiatria del Policlinico: le sue condizioni non hanno ancora consentito al pm Ilaria Perinu di interrogarlo per chiedergli conto del raid letale e dell’eventuale movente.

I militari della compagnia Duomo e del nucleo investigativo, rispettivamente coordinati dal maggiore Gabriele Lombardo e dai colonnelli Antonio Coppola e Fabio Rufino, stanno ricostruendo anche la storia clinica dell’uomo: almeno sei i ricoveri in strutture private nel recente passato. Agli atti non risultano invece denunce per violenza domestica, ma solo una richiesta di aiuto alle forze dell’ordine nel 2021 per una delle crisi che periodicamente l’uomo aveva e che nell’ultimo periodo avevano destato molta preoccupazione nella madre, che aveva confidato alle persone di fiducia la paura per quegli incontrollabili scatti d’ira. La procura inoltrerà all’ufficio del gip la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere per il trentacinquenne, difeso dall’avvocato Francesco Isolabella. Nel corso delle indagini, potrebbero essere nominati consulenti e periti per valutare lo stato mentale di Gobbi Rancilio e per decidere se debba restare in cella o se vada trasferito in un centro di cura. La tragedia di via Crocefisso si è abbattuta su una famiglia già segnata quasi mezzo secolo fa da un’altra tragedia: quella della morte del fratello di Fiorenza, Augusto, rapito dalla ’ndrangheta il 2 ottobre 1978 e ucciso dai carcerieri dopo aver cercato di fuggire. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

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