Le fragilità dei ragazzi: "Comportamenti violenti come un antidolorifico . Celano l’inadeguatezza"

Matteo Lancini, docente universitario ed esperto del mondo adolescenziale "Si cresce in una società in cui tristezza e rabbia non si percepiscono. I genitori non devono solo ascoltare, ma capire cosa hanno da dire i figli".

Le fragilità dei ragazzi: "Comportamenti violenti come un antidolorifico . Celano l’inadeguatezza"
Le fragilità dei ragazzi: "Comportamenti violenti come un antidolorifico . Celano l’inadeguatezza"

di StefaniaConsenti

"Non è vero che sono sempre fatti che hanno a che fare con la noia, con l’inconsapevolezza. Ogni atteggiamento, ogni comportamento esagerato, oggi ha pochissima valenza trasgressiva per questi ragazzi, o giovani adulti. C’è dentro una dimensione di disperazione, di tristezza che trova soluzione in comportamenti che sono degli antidolorifici. Azioni che cercano di mettere a tacere un senso di inadeguatezza". Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, dà un suo giudizio sul caso della "banda del cavo". Conosce bene il mondo degli adolescenti, è presidente della fondazione Minotauro di Milano. Autore del libro “Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca dalla fragilità adulta“ (Cortina editore). Insegna presso il dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e nella facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano.

Professor Lancini, come si spiega questo aumento esponenziale della violenza fra i giovani?

"Molti la mettono in pratica attaccando se stessi, pensi ai suicidi o ai crescenti disturbi alimentari o alle forme di ritiro sociale. Mentre altri, per caratteristiche di personalità, lo fanno cercando di mettere insieme atti di violenza verso gli altri, quasi sempre una violenza che è una ricerca di visibilità. Se guardiamo agli ultimi fatti di cronaca c’è sempre presente un cellulare. Abbiamo costruito una società nella quale se attraversi momenti in cui senti di non aver valore, o successo, o hai la sensazione di non far parte di un contesto sociale cerchi di farlo in maniera clamorosa, riprendendoti".

Colpa della fragilità degli adulti?

"Non solo, c’è una fragilità del sistema. Non dimentichiamo che la famiglia ha molti competitor. Oggi, come scrivo nel mio libro, il concretizzarsi di un modello familiare di tipo postnarcisistico è frutto di un’evoluzione durata decenni, che si inserisce nel più ampio passaggio da una società normativa, edipica, a una affettiva, narcisistica. Da Edipo a Narciso. Dal Super-io all’ideale dell’Io. Per poi arrivare a dove siamo ora: una nuova era che per adesso possiamo solo chiamare, genericamente, “oltre Narciso e il narcisismo”. I bambini crescono immersi nelle relazioni sociali, incontrano all’età di otto anni tanti coetanei che nemmeno io a 56... Se si aggiunge la comunicazione mass mediatica, pervasiva, di internet e tv, è quindi indubbio che abbiano a disposizione una serie di modelli di identificazione dove conta essere visibili".

C’è una via d’uscita? È fiducioso?

"Lo sono. Devo esserlo. Dobbiamo continuare a lavorare sulla fragilità degli adulti: pensi a certi personaggi della politica o della società civile che hanno costruito il proprio successo su internet... ciò ha fatto perdere credibilità agli adulti. Dobbiamo recuperare il terreno. Prima di tutto dobbiamo rimettere, seriamente, al centro dell’azione educativa i ragazzi. Si cresce in una società dove tristezza, rabbia e sentimenti disturbanti non si riescono ad ascoltare: la famiglia oggi ascolta i figli molto di più di quanto fossi ascoltato io, il problema è se è in grado di comprendere quanto hanno da dire i figli. Spesso il genitore vive come un affronto ogni fallimento, ogni inciampo, con la tipica frase “con tutto quello che ho fatto per te...“. Bisogna avere il coraggio di fare domande scomode e amare i figli per quello che sono. Per farlo bisogna essere saldi".

Il titolo del suo libro “Sii te stesso a modo mio“ descrive bene la situazione. Ai ragazzi abbiamo chiesto di aderire alle aspettative ideali di genitori e insegnanti...

"Li abbiamo cresciuti come piccoli adulti, li abbiamo spinti a socializzare, li abbiamo protetti dall’infelicità e dal dolore. Non è bastato".

Come spiega questa crescente violenza nei confronti delle donne e qual è il rapporto dei giovani con il sesso?

"Il sesso non è in cima alle loro priorità: c’è una recessione sessuale, lo dicono alcune recenti ricerche negli States e anche in Europa. Oggi conta poco per le nuove generazioni compenetrare il corpo dell’altro, conta di più vivere nella mente dell’altro. È cambiato tutto rispetto a una società sessuofobica. C’è da valutare che per la prima volta la sopravvivenza della specie non dipende più dall’atto sessuale. Questa è la prima generazione che cresce avendo a disposizione anche la possibilità di procreazione assistita. D’altro canto, i ragazzi hanno molto timore a costruire una coppia, proprio per il diverso tipo di investimento emotivo. Stiamo lavorando molto su questi temi".

Disforia di genere, sono in aumento gli adolescenti che chiedono di cambiare sesso. Perchè?

"Tutto nasce dalla società fluida. Anche qui, con possibilità maggiore di ricorrere alla chirurgia, c’è tendenzialmente un aumento di richieste, ma ci sono situazioni molto diverse: l’operazione va valutata attentamente e prevede il percorso in centri specializzati. Posso dire che in passato erano più i ragazzi a chiedere di cambiare genere, mentre oggi sono più le ragazze. Una cosa è certa: nei prossimi anni dobbiamo tutti impegnarci a comprendere la differenza tra nuove normalità e nuove forme di sofferenza e di disagio. Abbiamo costruito una società fluida, in cui sarà sempre più complesso capire se il comportamento di un adolescente ci segnala una psicopatologia o, al contrario, un segnale di adattamento alla società".

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