Le cento vite di Aleotti: "Un laboratorio per Milano dopo l’addio al Brera Calcio"

La società fondata nel Duemila, ora in mani Usa, punta alla Salernitana. E il “padre“ si lancia in altri progetti: filosofia, teatro e basket di strada .

Le cento vite di Aleotti: "Un laboratorio per Milano dopo l’addio al Brera Calcio"

Le cento vite di Aleotti: "Un laboratorio per Milano dopo l’addio al Brera Calcio"

di Andrea Gianni

MILANO

Correva l’anno 2000, quando Alessandro Aleotti fondò il Brera Calcio, "terza squadra milanese", scegliendo come allenatore l’ex portiere Walter Zenga. Un modello esportato nei campionati di Mongolia, Macedonia e Mozambico, mentre la società di recente è passata in mani statunitensi, sotto il cappello di quella Brera Holdings che ora fa shopping nel calcio italiano, puntando all’acquisto della Salernitana. E Aleotti, dopo l’addio alla società, si lancia in una nuova sfida. L’imprenditore ed editore ha promosso infatti AleottiLab, un "laboratorio" che unisce filosofia, sport, "riflessione e implementazione di progetti innovativi" con un focus su Milano.

Progetto che si concretizza anche con la creazione di una squadra di basket, battezzata “Streetballers“ e iscritta al campionato della Federazione Italiana Pallacanestro (Fip), formata da "giocatori di strada", tutti stranieri, reclutati nei campetti delle periferie di Milano, selezionati e portati in campo. "Si tratta anche di un esperimento sociale – spiega Aleotti – per vedere se saranno in grado di ottenere buoni risultati e vincere pur conservando il loro modello di gioco “anarchico“. La premessa è che il basket, tra i giochi di squadra, mantiene la differenza più spiccata fra la dimensione spontanea del campetto e quella organizzata della squadra. Nel campetto si gioca a basket, ma in maniera totalmente diversa. Abbiamo fatto recruiting formando una squadra di giocolieri fantastici – aggiunge – e il nome, “Streetballers“, richiama l’immaginario americano dei giocatori di strada".

È solo una delle sperimentazioni del "laboratorio" che si svilupperà su tre filoni, delineati sul sito Aleottilab.it. Il Progetto rosso sulla "Milano invisibile, per capire Milano attraverso il mosaico delle sue energie emergenti", il Progetto giallo sul "disincanto in una prospettiva di rivolta individuale", tema al centro anche di una mostra del 2014 e del libro “L’illusione del cambiamento“ edito da Università Bocconi Editore. Infine il Progetto verde sulla "compatibilità fra prassi spontanee del piacere e procedure del dovere". Al centro anche un progetto teatrale, con il coinvolgimento di Dijana Pavlovic. Per portare avanti i molteplici progetti, Aleotti ha radunato un team di collaboratori fra docenti, intellettuali ed esperti di diversi ambiti. "Non è un movimento politico e non ho intenzione di candidarmi alle elezioni – sottolinea – e per questo ho scelto personalità slegate dal mondo della politica. L’obiettivo è quello di dare un contributo a Milano, città in grado di attrarre cervelli e risorse ma con tanti problemi irrisolti, in una dimensione “glocal“".