L’attesa del Pnrr nella regione: "locomotiva"

La Lombardia si è confermata, anche nel 2023, locomotiva dell’economia italiana, con un +0,9 di Pil, contro il + 0,6/0,7%...

La Lombardia si è confermata, anche nel 2023, locomotiva dell’economia italiana, con un +0,9 di Pil, contro il + 0,6/0,7% nazionale. A fare la differenza sono state le peculiarità derivanti dal terziario, e quindi da Milano che ha nella finanza e commercio e nell’insediamento di major internazionali con propri headquarter che dirigono l’intera area del Mediterraneo.

A queste peculiarità vincenti vanno aggiunte quelle della Fiera, la più grande d’Europa, e gli eventi delle settimane della moda e del design. Il resto della Lombardia, basato sull‘industria, ha risentito del rallentamento degli ordini, situazione che potrebbe proseguire. Meglio è andata e dovrebbe andare per l’agroalimentare, le cui produzioni di latte e riso sono al vertice nazionale e si sta distinguendo sempre più quella vitivincola, il cui export supera il 75% della produzione. La capacità complessiva di resilienza e sviluppo dell’intera regione, e soprattutto di Milano, seguita da Brescia e Bergamo, le consente di avere il reddito pro capite più alto d’Italia, circa 35mila euro, quasi 10 mila in più di quello nazionale, e disoccupazione inferiore al 6% contro oltre il 7,5% dell’Italia. La politica governativa nazionale si è finora distinta per la capacità della tenuta dei conti, opera non facile, visto il volo degli interessi da pagare per il debito pubblico che sono in avvicinamento ai 100 miliardi e un Pil che ha frenato da giugno in poi, con la produzione industriale che dovrebbe aver chiuso con il segno 0 o poco meno. Va detto che invece per lo sviluppo e il sostegno agli investimenti l’attività governativa si è rivelata, per ora, insufficiente. A fare la differenza per 2024 e ’25 dovrebbe essere la forza trainante dalla messa a terra degli oltre 100 miliardi di euro del Pnrr, già nelle casse del Tesoro, a cui dovrebbero seguire almeno un’altra metà nel 2024. La Lombardia che vale il 22% del Pil, per numero di abitanti e occupazione dovrebbe primeggiare non tanto o non solo per gli importi ottenuti ma soprattuto per la capacità di tradurli in opere, modernizzazione e ricadute sull’occupazione, rafforzando ulteriormente la sua leadership.

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