"L’ateneo torni a essere ascensore sociale. Campus da collegare"

Luca Solari, candidato alla guida dell'Università Statale di Milano, punta a valorizzare l'identità dell'ateneo pubblico e a promuovere un modello più inclusivo e orientato al futuro, sfidando la logica aziendale e puntando su una visione di qualità e responsabilità.

"L’ateneo torni a essere ascensore sociale. Campus da collegare"

"L’ateneo torni a essere ascensore sociale. Campus da collegare"

Luca Solari, 57 anni, è direttore della scuola di Giornalismo “Walter Tobagi“ e docente di Organizzazione aziendale nella facoltà di Scienze politiche.

Cosa l’ha spinta a candidarsi alla guida della Statale per i prossimi sei anni?

"Il senso di gratitudine verso l’università che mi ha accolto nel 2001. Dopo la laurea in Bocconi ho lavorato a Cuneo, Castellanza, Trento - mia città natale - ma sono diventato professore associato qui, in via Conservatorio. Parto dalle mie competenze manageriali ma per rovesciare un modello molto “aziendale“ che vedo oggi in ateneo. Sarò un rettore ’pop’ se non punk, non amo i formalismi, penso alla sostanza. Che è rimettere al centro l’identità e il ruolo di un grande ateneo pubblico: deve tornare a essere ascensore sociale".

Si è interrotto secondo lei?

"In parte sì. Ci si concentra su indicatori astratti, invece di pensare al futuro degli studenti. Per me l’università è stata cruciale: sono il primo laureato della mia famiglia. E sono figlio di un esule istriano. Devo anche a questo la necessità di mettermi sempre in discussione"

Il futuro rettore avrà un’eredita consistente da gestire tra Mind e Città Studi.

"Raccontiamo che sarà un ateneo multipolare, ma ci sono aree difficilmente raggiungibili: mancano residenze, creiamo distanze tra poli scientifici e umanistici, tutto il contrario rispetto a quanto le sfide di oggi chiederebbero. Serve un progetto di ricostruzione identitario e serve un disegno diverso, un campus diffuso con luoghi flessibili dove convergere, bisognerà costruire innovation hub. Certo, il bilancio dei prossimi anni sarà pesantemente condizionato dalle scelte precedenti".

E il boom delle telematiche potrebbe condizionare future scelte?

"Sono private, per loro ogni studente è un flusso di redditività. L’università pubblica ha altri fini, ha più servizi, non dobbiamo cadere nella logica della competizione e diventare anche noi ’telematiche’. Ma serve responsabilità. Abbiamo speso risorse importanti per attrezzarci per la didattica a distanza durante la pandemia: non ha senso buttare via tutto. Dobbiamo mettere insieme le due esigenze e creare modalità nuove, pensando anche a chi non può permettersi di trasferirsi in una grande città, a chi deve lavorare e non può lasciare tutto. Servono una visione e proposte di qualità".

Reclutamento e ricerca: serve un cambio di passo?

"È necessaria prima di tutto una pianificazione, che sia rispettosa delle esigenze della ricerca ma anche anche delle aspettative delle persone: penso a quanto sta succedendo in questi anni. Grazie ai finanziamenti e al Pnrr sono stati presi tanti giovani ricercatori. Ma cosa succederà loro dopo? Non si può assumere solo perché “adesso ci sono i soldi“ senza pensare al futuro".

Si.Ba.

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