SIMONA BALLATORE
Cronaca

L’arte dà identità al quartiere Silvia, calciatrice e fuorisede nel maxi murale del Gallaratese

La studentessa di Fisica ritratta da Leticia Mandragora per il progetto di Fondazione Pini "Spero che l’opera ispiri altre ragazze: insegui i tuoi sogni, nello studio come nello sport".

L’arte dà identità al quartiere  Silvia, calciatrice e fuorisede  nel maxi murale del Gallaratese

L’arte dà identità al quartiere Silvia, calciatrice e fuorisede nel maxi murale del Gallaratese

di Simona Ballatore

Trentatré metri di murale, firmato dalla street artist italo-spagnola Leticia Mandragora, che ieri ha chiuso i cantieri in via Appennini 66. Protagonista è lo sport, tra aggregazione e riscatto, che dà identità al Gallaratese e che - dall’alto di quei 33 metri - ha il volto e il palleggio di Silvia De Natale, centrocampista del Partizan, studentessa fuorisede. Quando si è vista per la prima volta riprodotta su un palazzo l’emozione è stata forte. Silvia, 21 anni, è originaria della provincia di Lecco: due anni fa si è trasferita a Pero per avvicinarsi all’università, studia Fisica alla Statale. E sin da piccola ha la passione del calcio. "Il Partizan è diventata la mia seconda casa – racconta –, grazie alla squadra ho cominciato a entrare nella vita del quartiere". Che con lei e il primo murale comincia a raccontarsi nel “Manifestival“ della Fondazione Arrigo e Pia Pini, con il supporto di Fondazione di Comunità Milano e la direzione artistica di Orticanoodles. “Mani“ sta per “Milano arte natura e inclusione“ e - dopo cinque tappe (e cinque murales) - si chiuderà con un festival. "È arte partecipata – sottolinea Veronica Pini, presidente della Fondazione –, mai calata dall’alto. Quest’anno ci siamo focalizzati sul Gallaratese, che sembra silente ma è attivissimo e ricco di associazioni: abbiamo coinvolto i cittadini con sondaggi e incontri per scegliere le tematiche da affrontare e da affidare alle artiste internazionali che realizzeranno le opere".

Dal diritto dell’abitare allo sport, molto presente nella vita di quartiere, anche con la squadra di calcio femminile del Partizan Bonola, che vedeva l’opera prendere forma mentre la Nazionale italiana trionfava contro l’Argentina. "Il calcio femminile sta facendo passi da giganti anche se non abbiamo ancora i numeri del maschile - ricorda Silvia -. Ai Mondiali ci sono anche due mie ex compagne, Sofia Cantore e Benedetta Glionna, sono felice per loro". Lei ha cominciato a 7 anni: "Facevo ginnastica artistica, non mi divertivo. Poi un giorno sono andata con mia mamma a prendere mio fratello agli allenamenti". Colpo di fulmine: "Mi ispirava la figura del portiere". Non ha più abbandonato il pallone, passando dalla prima società mista lecchese alla Fiammamonza, levandosi non poche soddisfazioni (ha vinto a 15 anni il campionato di serie C) e approdando al Partizan. "Sin dall’inizio allenatori e compagni mi hanno sempre trattato al pari degli altri - racconta -, ma quanti genitori dirottano ancora le figlie su altri sport, pensando sia da “uomini“?". Un po’ come con la Fisica. "E quanti amici avrebbero voluto studiare materie umanistiche e sono finiti in facoltà scientifiche - alza gli occhi al cielo -. Magari anche questo murale può essere di ispirazione: nello studio, come nello sport, fai quello che ti piace, insegui i tuoi sogni".

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