L’America a Milano. Più studenti statunitensi e ponti con le start-up

Domande raddoppiate in Bocconi, tre classi su quattro saranno in inglese. L’ambasciatore Jack Markell visita l’acceleratore di imprese B4i.

Le domande di ammissione dall’America - per conquistare un posto in Bocconi - crescono ancora e in otto anni sono più che quadruplicate (solo nell’ultima sessione estiva sono arrivate 127 richieste, erano 102 l’anno prima, 53 tre estati fa). Come sono in aumento gli studenti statunitensi che partecipano alle Summer School dell’ateneo (+ 125% in un anno). In questo scenario - e guardando anche al mondo delle start-up - si inquadra l’obiettivo: allargare la rete di rapporti e collaborazioni tra gli Stati Uniti e Milano, creando nuovi ponti tra ricercatori e imprese. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Jack Markell, ospite in serata dell’American Chamber of Commerce in Italy, ha chiesto espressamente di visitare nel pomeriggio l’acceleratore d’imprese B4i (Bocconi for innovation) dell’università. Una realtà che supporta 465 imprenditori e che in questi ultimi quattro anni ha coinvolto nei suoi percorsi 150 start up, 60 sono state “accelerate“, raccogliendo oltre 18 milioni di euro di investimenti e generando 120 posti di lavoro. La visita dell’ambasciatore parte da qui, dal civico 6 di via Bocconi. Markell si è intrattenuto con i giovani imprenditori, ascoltando i loro progetti e qualche esperimento “made in Milano“, che ha già fatto capolino negli Usa, come un progetto di gaming per avvicinare gli studenti alla matematica, entrato nei programmi di una scuola di New York. "Siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione internazionale – sottolinea Nico Valenti Gatto, direttore operativo di B4i –, in particolare con gli Stati Uniti, un Paese che in questo campo potrebbe dare tantissimo: contatti con investitori, contatti con talenti con i quali confrontarci, buone pratiche dalle quali imparare".

Dopo avere visitato gli spazi dell’acceleratore d’imprese di Bocconi, Jack Markell ha incontrato il rettore Francesco Billari. "L’Italia è la destinazione numero uno per gli studenti americani che scelgono di studiare all’estero – ha spiegato l’ambasciatore, a margine dell’appuntamento –. Sono attratti dalla qualità della vita, dalla qualità delle università, come succede qui, in Bocconi". Diversi, secondo Markell, i fattori che entrano in gioco: "Da una parte abbiamo 18 milioni di americani di origini italiane che hanno il desiderio di esplorare le loro radici. Riuscire poi a coniugare qualità di vita e qualità della formazione è un’ottima opportunità". "Uno dei punti di forza di un luogo come la Bocconi – prosegue – è mettere insieme una grande ricerca di base con menti “smart“ e futuri imprenditori che vogliono affrontare i grandi temi (dal cambiamento climatico all’intelligenza artificiale, ndr) esplorando la possibilità di creare business partendo da ricerca di primo livello. In B4i ho incontrato giovani che stanno usando nuove tecnologie per affrontare le sfide attuali, per esempio usando il gaming per spingere i ragazzi a imparare la matematica. Ho visto l’energia di questi giovani che sfruttano la grande ricerca delle università. E qui in ateneo ci sono studenti da tutto il mondo: ci si può confrontare con i pari e docenti internazionali".

"La relazione fra Bocconi e Stati Uniti sta migliorando continuamente – sottolinea il rettore Francesco Billari, numeri alla mano –: dal lato studenti c’è una crescita continua di studenti americani, che quasi raddoppiano, di anno in anno. È un fenomeno nuovo, connesso anche all’uso dell’inglese, che sta crescendo molto. Come anche al legame sempre più stretto con i nostri alumni negli Stati Uniti". Bocconi ieri ha celebrato con la Camera di Commercio americana anche i dieci anni di “Friends of Bocconi“, che ha sede a New York. "Gli alumni sono la nostra testa di ponte – conclude Billari –: raccolgono fondi per le borse di studio, sono i nostri ambasciatori negli Stati Uniti. Abbiamo programmi di scambio e doppie lauree con 58 università americane, ogni anno 400 studenti viaggiano da un lato all’altro dell’oceano. Con l’ambasciatore Jack Markell ci stamo interrogati su cosa possiamo fare per migliorare ancora le nostre relazioni e i nostri rapporti. Tra due anni tre quarti delle nostre classi saranno in inglese. Dobbiamo raccontare ancora di più cosa facciamo qui".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro