Il leader della Lega Matteo Salvini ricopre l’incarico di ministro dell’Interno
Il leader della Lega Matteo Salvini ricopre l’incarico di ministro dell’Interno

Milano, 30 agosto 2018 - Presi dopo una decina di giorni di indagini serrate. Bloccati proprio mentre stavano scappando in tutta fretta dall’Italia. Lunedì scorso, stando a quanto risulta al Giorno, gli agenti della Squadra mobile hanno fermato i presunti responsabili del furto a casa dei genitori del ministro dell’Interno Matteo Salvini: si tratterebbe di una batteria di cinque georgiani (tutti incensurati) specializzati in raid in appartamento, di quelli che arrivano in Italia soltanto per svaligiare più abitazioni possibile nei giorni delle ferie estive e che rientrano poco dopo in patria facendo perdere le proprie tracce. Gli investigatori li hanno intercettati prima che svanissero nel nulla, riuscendo, sembra, a recuperare anche parte della refurtiva consistente in pezzi di argenteria e nel contenuto della cassaforte smurata dall’appartamento in zona Giambellino. Per chi non lo ricordi, il blitz era andato in scena probabilmente nella notte tra il 15 e il 16 agosto scorsi, con i proprietari via per qualche giorno di vacanza fuori città: in un condominio semideserto, i malviventi avevano avuto tutto il tempo per agire con calma, convinti che nessuno avrebbe sentito né segnalato rumori sospetti.

Al ritorno a casa, i genitori di Salvini avevano immediatamente chiamato il 112 per denunciare l’accaduto. Innanzitutto, gli agenti si erano accertati che si trattasse soltanto di un furto in appartamento e non di un raid legato in qualche modo all’attività politica e governativa del leader della Lega. I dubbi erano stati fugati nel giro di pochi minuti, in particolare quando i poliziotti intervenuti avevano scoperto che lo stesso «trattamento» era stato riservato dai ladri all’appartamento del piano di sopra. Un doppio colpo nello stesso stabile che ha definitivamente indirizzato l’inchiesta sulla pista dei ladri specializzati nei blitz in abitazione. Un’inchiesta-lampo, conclusa nel giro di dieci giorni.

Così come rapidissimi erano stati gli approfondimenti investigativi su un altro furto eccellente, quello messo a segno a casa del sindaco Giuseppe Sala a fine maggio: in quell’occasione, i poliziotti dell’Upg avevano impiegato una settimana per individuare il covo della banda di ladre, in una villetta di Baranzate. In manette erano finite due 19enni e una minorenne, tutte di origine rom; dopo la convalida dei fermi, però, il giudice aveva disposto il carcere solo per una delle due 19enni, Claudia R., mentre aveva affibbiato «solo» l’obbligo di dimora all’altra maggiorenne Gina B. e rimesso in libertà la minorenne, tredicenne e quindi non imputabile stando a un documento prodotto in udienza dal suo avvocato.