Caterina Scarselli davanti a scuola di Milano con in mano  il modulo  di iscrizione della figlia che a settembre andrà alle medie
Caterina Scarselli davanti a scuola di Milano con in mano il modulo di iscrizione della figlia che a settembre andrà alle medie

Milano 18 marzo 2019 - «Sono entrata in un labirinto burocratico spaventoso e, ad oggi, non so ancora quale sarà la nostra scuola». Caterina Scarselli è pronta a impugnare le graduatorie di iscrizione, ha già richiesto l’accesso agli atti. Sua figlia a settembre inizierà le scuole medie e nel modulo di iscrizione aveva scelto tre scuole. «Io abito in piazza Stuparich - spiega - ho una scuola di bacino a 500 metri e una scuola non di bacino a 550 metri. Sono finita in via Harar, a San Siro. Impensabile che più avanti vada a scuola da sola». Non solo ne è stata assegnata una quarta, più lontana, ma l’unico documento che ha in mano indica - nero su bianco - che «la domanda è accetta subordinatamente alla creazione di una nuova classe». «Neanche quella è ufficialmente la mia scuola», scuote la testa. Sotto la lente i criteri di accettazione, ai tempi dell’autonomia. Al primo posto aveva indicato la Ricci, al secondo la scuola “di bacino”, la Colorni, e al terzo la scuola di provenienza, la Puecher, «anche se era più scomoda visto che ci siamo trasferiti», racconta. «Tutto mi sarei aspettata fuorché una quarta, più lontana. Esiste l’autonomia scolastica, va bene, ma se c’è un principio uguale per tutti è difficili che si sbagli. In questo caso ci sono anche criteri illegittimi. Che impugnerò».

La prima scuola, piena, ha smistato la domanda a quella di bacino - che però, ancor prima di sfogliare i criteri e contare i passi da casa a scuola, accetta chi l’ha indicata come prima scelta. La domanda di Caterina, che l’aveva indicata per seconda, è stata quindi scartata di default. «Ed è assurdo e discriminatorio. Fra i criteri, poi, ce n’è anche uno che la circolare del Miur dichiara espressamente non ragionevole - contesta la mamma -: il criterio della parentela con qualcuno che lavora nell’istituto. Qui dà invece lo stesso punteggio di chi ha entrambi i genitori che lavorano nel bacino e viene addirittura prima di chi ne ha uno solo. C’è una disparità di trattamento. Per questo ho chiesto l’accesso agli atti, chiedendo la graduatoria, con ogni singolo criterio di inserimento e copia delle domande pervenute tramite il sistema del Miur». La domanda dalla prima alla seconda scuola è stata passata nel giorno della chiusura del portale. Dopo di che sono arrivate alla mamma una quindicina di mail di rimpallo tra la Colorni e la Puecher. «E nessuno chiama per dirti quali sono le scuole disponibili per poter almeno scegliere le restanti anche in base alla vita dei propri figli. Ti piazzano così, come fosse indifferente. Io sono una sostenitrice delle scuole pubbliche, ma nonostante il mio desiderio rischio di essere costretta a rivolgermi al privato per dare la sicurezza a mia figlia di avere una scuola. La sta vivendo molto male, per questo sono arrabbiata».

Non si arrende Caterina Scarselli, che ha scritto al provveditore, all’ufficio scolastico regionale, all’assessorato all’Educazione del Comune. «E mi ha risposto solo l’assessore», dice la mamma. «Il perfezionamento dell’iscrizione è di competenza esclusiva dei dirigenti scolastici - ricorda l’assessore Laura Galimberti -. Naturalmente non possiamo che ribadire l’assoluta certezza che sua figlia, come ogni altro bimbo milanese, troverà posto nel sistema scolastico cittadino». «Ma non siamo a Rho o in un comune piccolo, in cui le distanze contano poco - chiude la mamma -, mettere uno studente lontano incide, oltre che sulla sua autonomia, anche sulla sua vita sociale, visto che ci si trova ad avere compagni che non sono più di zona, rendendo difficili le relazioni. Se hai la malaugurata idea di non mettere il bacino come prima scelta rischi grosso, ma chi lo sapeva? Dovrebbe essere un diritto di prelazione, non è un criterio. E invece qui ciascuna scuola fa come vuole ed entri un un biribissaio». Dal quale però vuole uscirne, a costo di andar per vie legali.