La testimonianza di due famiglie: "Bisogna fermare questi aumenti o rinunceremo ad essere assistiti"

Maddalena e Clelia si vedranno triplicare la quota di compartecipazione al servizio domiciliare. Per Concetta e Corrado il conto quadruplicherà. "Non si pareggia il Bilancio a spese dei più fragili".

La testimonianza di due famiglie: "Bisogna fermare questi aumenti o rinunceremo ad essere assistiti"

La testimonianza di due famiglie: "Bisogna fermare questi aumenti o rinunceremo ad essere assistiti"

Maddalena Remini lo dice senza giri di parole: "Se la tariffa resta questa, dovremo rinunciare al servizio perché non possiamo pagare così tanto". Concetta Mirabile fatica a capacitarsene: "Il Comune deve rendersi conto che non ce la possiamo fare". Due storie diverse, le loro: Maddalena parla per lei e per sua figlia Clelia, che ha 44 anni ed un lavoro part-time. Concetta parla per lei e per suo marito Corrado, che di anni ne ha 85 ed è allettato. Due storie accomunate dallo stesso bisogno e, ora, dallo stesso rischio. Maddalena e Clelia, proprio come Concetta e Corrado, usufruiscono del Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD), in capo al Comune e finalizzato ad assistere le persone non autosufficienti e il famigliare che se ne fa carico. Non un servizio gratuito: il Comune chiede agli assistiti di partecipare alla spesa. Da qui il rischio: pur avendone diritto, queste famiglie potrebbero decidere di fare a meno del servizio perché la Giunta comunale, con l’ultima manovra di Bilancio, ha rincarato la quota di contribuzione a loro carico. Si tratta di uno dei rincari decisi dalla Giunta per far quadrare i conti. Nel caso di Maddalena e Clelia la quota è stata triplicata, nel caso di Concetta e Corrado quadruplicata. Gli aumenti entreranno in vigore da aprile ma sono stati preannunciati dall’amministrazione comunale in una lettera agli interessati. Da qui le preoccupazioni delle famiglie e dell’associazione Gruppo Accoglienza Disabili: "Il SAD è un servizio sociosanitario essenziale" rimarca la presidente Lina Lomuscio.

Maddalena ha la pensione sociale, la figlia Clelia lavora part-time per il Comune e convive con una gravissima disabilità: "In sintesi – dice lei – riesco a muovere solo un dito, quello col quale scrivo alla tastiera quando lavoro". Per il resto Clelia ha bisogno di qualcuno che la aiuti a lavarsi e a vestirsi, a mangiare e a spostarsi con la sedia a rotelle: non è autonoma. Per questo lei e sua madre hanno diritto, attraverso il SAD, a 60 ore di assistenza al mese. "Tutti i giorni due persone della cooperativa che ha vinto il bando comunale vengono a darmi una mano per l’igiene personale e per vestirmi" spiega Clelia. Attimi di sollievo per sua madre Maddalena che, con l’andare del tempo, fa sempre più fatica a sollevarla e alla quale è demandata l’assistenza della figlia per il resto della giornata, salvo nelle ore in cui c’è la badante. Il loro Isee sociosanitario è di 6.900 euro. Finora, per il SAD, hanno pagato una tariffa di 1,04 euro l’ora. Da aprile dovranno pagare 3,50 euro l’ora. "Tradotto – dice Maddalena –: dovremo pagare 630 euro ogni tre mesi anziché 180. Ma noi non possiamo far fronte a questa spesa: se il Comune ha debiti, non può prendersela con i più fragili. Se la tariffa resta questa, dovremo rinunciare". Quello che spesso non si considera è la quantità di spese diverse che queste famiglie devono onorare, spese tutte necessarie. Clelia, ad esempio, ha bisogno di fare fisioterapia: "Per questo paghiamo 280 euro al mese" spiega Maddalena. Ma anche di tener sotto controllo l’alimentazione e il peso tramite un nutrizionista: "Cinquanta euro ogni mese e mezzo". "In più – rileva la madre – ci sono, una volta l’anno, le spese di manutenzione dei due sollevatori".

Concetta e Corrado finora hanno pagato 1,80 euro l’ora. Da aprile dovranno pagare 6,80 euro, poco meno della tariffa massima, appena fissata dal Comune a 7 euro. Corrado, ex operaio dell’Alfa Romeo, da 6 anni e mezzo è costretto a letto a causa dell’Alzheimer e della demenza senile. In casa con lui c’è solo Concetta, solo sua moglie, che ha la pensione minima. Il loro Isee è di 13mila euro. Il Sad li assiste per 9 ore a settimana. Per altre 7 ore settimanali hanno assunto un badante. In più c’è, anche in questo caso, il fisioterapista. "Non ce la facciamo a star dietro a questo rincaro: ho già dovuto dimezzare le sedute di fisioterapia per tener sotto controllo le spese. Il Comune deve rendersene conto". "Queste famiglie hanno diritto al SAD perché così è stato deciso dall’Unità Valutativa Muldisciplinare: non è un servizio a domanda individuale, è un servizio essenziale e come tale va trattato e difeso" insiste Lomuscio.

Giambattista Anastasio

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