DANIELE
Cronaca

La scomparsa della noia non è un bene

La noia tra i giovani sembra diminuita grazie alla tecnologia, ma è un fenomeno complesso. Lo smartphone può aumentare la noia, nonostante sia diffuso. È importante comprendere e affrontare questa sfida collettiva.

Nappo*

Sembra che la noia sia scomparsa o si sia molto ridotta fra i giovani: forse il fenomeno, se così è, è da attribuire alla tecnologia e alla ridotta capacità di concentrazione. Tuttavia è un argomento indefinibile e complicato. La scomparsa della noia è un tema che riguarda anche la scuola. La differenza la fa lo smartphone, che ha molte più funzioni ed è assai più diffuso rispetto a quanto sia mai successo ad altri oggetti portatili. Una serie di ricerche ha rimarcato negli ultimi due decenni approcci largamente positivi all’interpretazione della noia, intesa come l’insieme di sensazioni e riflessioni che compaiono in assenza di qualsiasi attività: rimanendo sdraiati a fissare il soffitto, per esempio, per, magari, migliorare la creatività e l’immaginazione, e nel caso degli adolescenti quella di aumentare la familiarità con specifici sentimenti come la frustrazione e la tristezza. La noia non dev’essere confusa con una condizione potenzialmente dannosa, associata a un maggior rischio di depressione, di disturbi d’ansia o dipendenze e problemi psicosociali. È invece quella sensazione che traduce un qualcosa che manca, ma senza sapere dire cosa (...) La noia intesa come un fenomeno virtualmente nocivo sembra avere più legami storici con la noia “esistenziale”, una condizione permanente indipendente da ciò che facciamo o non facciamo. Questa analisi contraddice almeno in parte anche l’idea comune secondo cui avere uno smartphone sempre in tasca limiti l’esperienza della noia: potrebbe anzi significarla o persino favorirla. Ha senso dire che tutto ciò che cattura e mantiene l’attenzione, e tiene i nostri ragazzi/e impegnati solo a un livello effimero e disarticolato, tenderà a incrementare la noia. La noia è un fenomeno in parte individuale ma in parte collettivo, e descrive uno stato delle cose in cui l’individuo ha sempre meno potere. Bisogna essere in grado di cogliere queste difficoltà e intervenire.

*Scuola Freud Milano

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