La proposta di legge sul fine vita nella commissione a guida ciellina

La proposta di iniziativa popolare all’esame dell’assise degli Affari Istituzionali, presieduta da Forte (FdI). Tradotto: il dibattito sarà sulla competenza della Regione, non sulla procedura con cui garantire il diritto.

La proposta di legge sul fine vita nella commissione a guida ciellina

La proposta di legge sul fine vita nella commissione a guida ciellina

La scelta sembra eloquente. Anzi: coerente. Ad occuparsi della proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita sarà la Commissione Affari Istituzionali del Consiglio regionale. Questo significa che con ogni probabilità il confronto non verterà sulle procedure e le tempistiche con le quali deve essere disciplinato il diritto sancito dalla Corte Costituzionale nel 2019, per l’esattezza il diritto del malato a ricorrere al suicidio medicalmente assistito qualora le sue condizioni rientrino in quelle previste dalla sentenza della Consulta. Se questo fosse lo scopo, la Commissione più indicata ad assolverlo sarebbe quella che si occupa di sanità: la stessa Corte assegna proprio alle autorità sanitarie il compito di definire un iter. Con ogni probabilità, invece, il dibattito ripartirà da una questione che si pensava già affrontata e quindi superata nell’ambito dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale: quella sull’ammissibilità della proposta di legge di iniziativa popolare o, detto altrimenti, sulla reale competenza della Regione a definire procedure e tempistiche in merito. Come si ricorderà, solo settimana scorsa l’organo ristretto del Pirellone si è espresso all’unanimità per l’ammissibilità della legge per la quale il Comitato Liberi Subito, guidato dall’associazione Luca Coscioni, ha raccolto oltre 8mila firme in Lombardia. Ma un secondo dopo il voto erano piovuti i distinguo degli esponenti del centrodestra, in particolare di quelli di Fratelli d’Italia e della Lega. I primi esprimono il presidente del Consiglio regionale e dello stesso Ufficio di presidenza: Federico Romani, che ha esternato chiaramente tutti i suoi dubbi sulle competenza della Regione in merito. Decisamente contrario all’ammissibilità anche il capogruppo dei meloniani, Christian Garavaglia, che ha fatto ben due comunicati per esprimere il suo "no". La leghista Alessandra Cappellari, anch’essa nell’Ufficio di Presidenza, subito dopo il voto ha sottolineato che la valutazione dei consiglieri era stata "esclusivamente burocratica", relativa "alla correttezza della modalità di raccolta della firme". Parole coerenti con la scelta della Commissione Affari Istituzionali e del suo presidente: Matteo Forte, consigliere regionale di FdI e, soprattutto, ciellino doc.

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