La frode Iva sullo champagne. Cinque arresti e maxi sequestro: "Imposte evase per 170 milioni"

Blitz delle Fiamme Gialle: scoperto giro di fatture false con società in Europa e Regno Unito. L’imprenditore Bellini accusato di aver pagato una mazzetta da 50mila euro a un finanziere.

Le vendite anomale di ingenti partite di champagne hanno insospettito i finanzieri del comando provinciale di Milano, che, coordinati dalla Procura europea, hanno portato alla luce un giro di fatture false nel settore del commercio delle bevande alcoliche. Una maxi frode Iva che, tra il 2015 e il 2021, ha generato un fatturato di oltre 850 milioni di euro. Tre persone sono finite in carcere, due ai domiciliari e una con l’obbligo di dimora. Il sequestro da parte delle Fiamme Gialle ammonta a 220 milioni, di cui 170 di imposta evasa e 50 di profitto del reato. L’indagine del pm Sergio Spadaro ha preso il via dagli approfondimenti che sono seguiti a quelle vendite anomale e hanno fatto emergere una vera e propria filiera societaria fraudolenta che, sfruttando il meccanismo dell’Iva intracomunitaria, ha inserito nei circuiti commerciali legali prodotti a prezzi più bassi di quelli di mercato. Il meccanismo, stando agli accertamenti investigativi, prevedeva il passaggio simulato e ripetuto della medesima merce tra operatori commerciali nazionali e comunitari, agevolato dal coinvolgimento di una capillare rete di società ubicate in diversi Paesi europei (Spagna, Portogallo, Bulgaria, Francia, Olanda, Slovacchia, Romania, Repubblica Ceca, Belgio, e Ungheria) e nel Regno Unito.

Le false fatture transitavano da missing trader estere, cartiere nazionali e società filtro, fino a raggiungere nuovamente il primo soggetto, realizzando attraverso la cosiddetta "frode carosello chiusa" un’operazione non imponibile Iva e accrescendo il risparmio fiscale. Nella frode risultano coinvolte 43 aziende nazionali ed estere e 17 persone fisiche tra agenti di commercio, consulenti e gestori della contabilità e della logistica. I cinque arrestati, che sarebbero, secondo quanto emerso, i promotori dell’associazione per delinquere, sono tutti italiani, ma risiedono tra Dubai e Montecarlo. L’imprenditore sottoposto all’obbligo di dimora, il settantottenne Giuseppe Bellini, è accusato di aver pagato una tangente da 50mila euro a un maresciallo della Guardia di Finanza, un tempo in servizio a Gorgonzola, con l’obiettivo di attenuare le sue responsabilità ed escludere le figlie dalle indagini. Quest’ultimo, arrestato il 26 giugno del 2022 dopo che avrebbe ricevuto a un casello autostradale una tranche da 20mila euro della mazzetta, è stato già condannato in primo grado dal Tribunale di Brescia a 5 anni di reclusione. Nello specifico, erano stati i finanzieri di Brescia a notare la consegna della busta con il denaro durante un servizio di osservazione per monitorare possibili scambi di droga a un bar di Palazzolo sull’Oglio.

Tramite un ulteriore appostamento, il mese successivo, sempre nell’ambito della stessa inchiesta per stupefacenti, era stato documentato un nuovo incontro e per il maresciallo era scattato l’arresto in flagranza. L’episodio di corruzione emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alberto Carboni.

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