La culla, l’edificio fantasma. E la tragedia del cassonetto

Lieto fine per Enea e una neonata. L’altra piccola lasciata già senza vita

La culla, l’edificio fantasma. E la tragedia del cassonetto
La culla, l’edificio fantasma. E la tragedia del cassonetto

Due casi a lieto fine e uno drammatico. La storia del bambino di meno di 30 giorni di vita abbandonato ieri pomeriggio dal padre davanti a un’abitazione di via degli Apuli 4 ha fatto subito tornare alla memoria i recenti precedenti nella primavera dello scorso anno. Il 9 aprile, la culla per la vita del Policlinico si è attivata alle 11.40 per accogliere un bambino di pochi giorni: un neonato del peso di 2,6 chili, in buona salute, lasciato lì dalla madre.

Il piccolo, che in quei momenti è stato chiamato col nome di Enea, è stato preso in carico dagli specialisti della Neonatologica della clinica Mangiagalli, che l’hanno sottoposto ai controlli di routine. Accanto al bambino, come accaduto pure nelle scorse ore al Giambellino, c’era una lettera firmata dalla mamma, che informava che Enea "è super sano" e che tutti gli esami "fatti in ospedale sono ok" e che riservava parole di grande affetto nei confronti del figlio. Tre giorni dopo, un’altra donna, una trentasettenne senza fissa dimora, aveva dato alla luce una bambina in una palazzina abbandonata in zona Musocco, un tempo sede di uffici, e subito aveva chiamato il 112 per richiedere l’intervento di un’ambulanza. Dopo essere arrivata al Buzzi insieme alla neonata avvolta in una coperta, la mamma aveva consegnato la piccola ai medici, prima di essere raggiunta dal compagno. A quel punto, la trentasettenne aveva spiegato di voler mantenere l’anonimato e di non voler riconoscere la bimba appena partorita. L’ospedale aveva quindi allertato i carabinieri e la Procura per i minorenni, in vista dell’avvio delle procedure per l’adozione.

Nel tardo pomeriggio del 28 aprile, infine, una donna ha abbandonato una neonata morta in un cassonetto della Caritas in via Botticelli, in zona Città Studi: il primo ad accorgersi del cadavere era stato un anziano, che inizialmente lo aveva scambiato per un fagotto di vestiti e poco dopo aveva dato immediatamente l’allarme. I successivi accertamenti medico-legali hanno stabilito che la bimba era già morta quando è stata partorita. Gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal pm Paolo Storari, hanno indagato per mesi per risalire all’identità della madre, ma alla fine si sono dovuti arrendere all’assenza di immagini utili registrate dalle telecamere e alle richieste senza esiti degni di nota a medici di base, a consultori e ginecologi pubblici e privati per segnalare eventuali anomalie nelle pazienti in cura. N.P.

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